Una delle capitali della cultura del mondo, o almeno così dovrebbe essere, ha una grave pecca. La debolezza della cultura del libro a Napoli

Perché in Campania, regione di arte, musica e cultura, viene sempre più spesso trascurato il culto del libro? Quali sono le cause principali della poca attenzione che la popolazione campana rivolge alla lettura?

Attenendoci ai dati Istat del 2015, la Campania detiene il primato dei non-lettori: il 76% della popolazione non ha confidenza con la lettura. Una doccia fredda per molti.

La vera brutta notizia, però, è che non è difficile riconoscere Napoli come punto nevralgico della cultura italiana, una passeggiata per le strade del centro storico può senza dubbio confermarlo. Degna di nota è la biblioteca dei Girolamini aperta dal 1586 e seconda in Italia per nascita. La città, inoltre, ospita diversi centri di ricerca di notevole importanza, uno tra i tanti è l’Istituto italiano per gli Studi filosofici. Numerose sono, inoltre, le edizioni rare di letteratura latina e greca del XVI e XVII secolo conservate a Napoli, ed altrettanto cospicuo è il numero di notevoli letterati e personaggi illustri che hanno soggiornato e sono stati ispirati da questa città, solo per citarne alcuni: Benedetto Croce, Giambattista Basile, Giovanni Boccaccio, Giacomo Leopardi, Salvatore Di Giacomo, Jacopo Sannazaro, Matilde Serao, Virgilio Publio Marone, Torquato Tasso, Giambattista Vico. Ancora oggi, Partenope simboleggia la musa ispiratrice della letteratura napoletana, italiana ed europea, molti ne sono stati incantati, altri hanno avuto anche il coraggio di viverci e di viverla.

Dove bisogna ricercare l’intoppo? Non esiste una risposta univoca, tuttavia possiamo riflettere sull’insieme delle possibili cause che hanno portato una città che straripa di libri a lasciarli troppo spesso chiusi e impolverati.

La pigrizia può sicuramente essere una delle cause, soprattutto se si considera il contesto storico e culturale che inevitabilmente ci influenza: la società contemporanea, liquida come diceva il filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman, ci rende sempre più distratti (oltre che individualisti), e la lettura può essere considerata da molti un processo troppo lungo e dispendioso rispetto alla possibilità di ricevere informazioni utili usa e getta, in linea con la società consumistica che ci stringe.

Una forte mancanza può essere rintracciata, inoltre, nel momento in cui si analizza il mercato editoriale e le impostazioni del business dell’editoria campana: a Napoli manca una casa editrice capace di competere con il resto d’Italia. La competizione è ancora molto spietata tra i piccoli editori del napoletano, e questo non fa altro che indebolirle singolarmente.

Ma non è tutto: le fiere del libro e dell’editoria di grande interesse sono concentrate in altre città italiane e Napoli non ha nemmeno la possibilità di confrontarsi in qualche modo con queste. Ci sono sicuramente possibilità di crescita, ma senza l’aiuto delle istituzioni ufficiali, senza la promozione da parte di università e simili, i riflettori sull’editoria napoletana resteranno ancora spenti.

In direzione contraria agiscono, però, alcuni gruppi di persone ancora affezionati al libro e all’editoria. In una tale situazione è importante fermarsi a considerare i tentativi che sono stati fatti e che ancora si fanno per ridare il giusto valore alla lettura. A questo proposito, i tre editori, Alessandro Polidoro, Rogiosi e Guida hanno dato vita ad un comitato,
Liber@Arte
, per la promozione di un salone del libro a Napoli. Esperimenti come questo potranno davvero far rinvigorire il mercato del libro e con esso l’identità culturale di Napoli? Sicuramente non siamo i soli ad avere le redini del futuro culturale della nostra città, sono in gioco tutta una serie di fattori e di personaggi istituzionali che sono imprescindibili per la buona riuscita dell’iniziativa descritta, ma è anche vero che di fronte a tutto ciò siamo tutt’altro che inermi. Una raccolta firme è disponibile cliccando qui.

Non sono solo gli editori ad aver teso la mano alla cultura libresca: talvolta grandi progetti possono partire dal basso. L’idea pensata da alcuni giovani de “La Casa del Popolo” di Qualiano, nell’area nord di Napoli, ne è una chiara dimostrazione. “Leggiamoci” oltre ad essere il nome di un’iniziativa che ha lo scopo di incoraggiare alla lettura, è anche una proposta, un invito, allo scambio di idee. L’appuntamento è una volta al mese per discutere del libro sorteggiato, e allo stesso tempo per incontrare nuovi punti di vista.

Comunicare significa migliorare avvicinandosi ad un mondo sconosciuto, e i libri possono essere un ottimo mezzo per farlo.

Può la nostra città migliorare attraverso la lettura e l’impegno da parte delle case editrici?

Miriam Topo, nata nel 1993 a Napoli, è “un pezzo di legno non lavorato”. Laureata in Lingue, letterature e culture dell’Europa e delle Americhe, attualmente studentessa in Lingue e comunicazione interculturale in area Euromediterranea. Buona ascoltatrice ed attenta osservatrice. Appassionata di letteratura, ricerca e rincorre mondi “altri”, il suo scrittore del cuore, non a caso, è Murakami Haruki. Scrive per comprendere. Fotografa per catturare pensieri ed emozioni. Curiosità: scrive su fogli volanti che lascia in giro per la sua città, perché crede nella non-casualità del destinatario.

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