Storie di Napoli, un libro per rivelare una città mai letta prima

Storie di Napoli (qui il sito) è un portale che racchiude, appunto, le storie di Napoli, i suoi misteri, segreti e personaggi. Da pochi mesi è uscito il libro che racchiude le storie migliori. Terre di Campania ha incontrato l’ideatore del progetto, Federico Quagliuolo.

1) Ciao Federico! Ci vuoi spiegare in breve com’è nato Storie di Napoli?
L’idea è nata, come tutte le idee divertenti, per gioco: ho sempre amato girare per i vicoli della città con la macchina fotografica in borsa, nell’attesa di trovare una bella inquadratura o un bel panorama, con l’unico criterio del “fotografare belle cose”.
Inizialmente eravamo in tre: io, Valerio Iovane e Roberta Montesano. Il nostro gioco era scegliere luoghi dimenticati da visitare e gettarci assieme alle nostre reflex in esplorazioni che, con il senno di poi, erano davvero pericolosissime. Le fotografie che ne sono uscite, però, davvero ripagavano qualunque rischio!
Poi, l’anno scorso, è scoccata la prima scintilla: passeggiando per Via Toledo, mi son detto: “come mai questa strada si chiama anche Via Roma?
Una volta effettuate alcune ricerche, scoprii la curiosa origine del nome della strada e, così, l’ho raccontata in una didascalia allegata ad una fotografia. Da lì ho cominciato a scoprire la storia di case abbandonate, strane strade e luoghi dimenticati in ogni quartiere della città: era diventato un appuntamento fisso, io ed i miei amici stabilivamo il luogo da esplorare e la domenica mattina seguente lo esploravamo.
Fino all’incontro con Colapesce [vedi la domanda 3, ndr], che diede la spinta finale: dopo la scoperta della sua storia, decidemmo di cominciare a raccogliere tutte le nostre scoperte in una pagina web, unendo didascalie alle fotografie.
Man mano le didascalie divennero sempre più corpose e, di lì, nacque il sito web attuale.
La filosofia rimane sempre la stessa: produciamo tutto noi, dalle immagini al testo. Chi copia o “trae ispirazione” da altri siti web è automaticamente bandito dal gruppo.

2) Come e quando ti è venuta l’idea di scrivere un libro?
In due momenti, in realtà.
Se ti rispondesse il Federico Quagliuolo bambino, ti dovrei dire “sedici anni fa”: avevo cinque anni e scrissi al computer il mio primo racconto di fantasia, “la grande fuga”. Mi ripromisi all’epoca che da grande sarei diventato uno scrittore come Gianni Rodari e spero che questo sia il primo passo.
La risposta da co-autore del libro è diversa: ci riunimmo un anno fa noi autori e decidemmo cosa fare di Storie di Napoli, che all’epoca era una pagina Facebook di appena 6 mesi e già con 10.000 fan. Decidemmo che il nostro sogno sarebbe stato scrivere una collana di libri.
Poi, la cena con il gentilissimo Mimì De Maio al Giffoni Film Festival, in occasione del periodo in cui lavorai come fotografo per Radio Sarai: dopo esserci confrontati, mi disse: “perché non scriviamo un bel libro entro Natale?”.
Ed il resto è storia.

3) Il logo di Storie di Napoli è molto particolare. Puoi spiegarci chi rappresenta?
Il nostro logo è una stilizzazione di Colapesce, il personaggio che rappresenta l’anima del nostro gruppo e che, come dicevo prima, ci ha idealmente dato i natali.
Si tratta infatti del protagonista di una leggenda antichissima e dimenticata, che però condivide con noi tanti elementi: la giovane età, l’amore per la terra natìa, la voglia di scoprire di una cultura che vede Napoli come punto d’incontro di tutto il Mediterraneo.
Nicola era un ragazzo originario di Catania, che amava le immersioni e per questo su soprannominato “Pesce”: di lì il nomignolo Colapesce.
La sua fama diventò tale da interessare il Re Federico II che lo mise alla prova e, dopo aver constatato di persona le straordinarie abilità del ragazzo, lo mandò a scoprire cosa si trovasse sotto la Sicilia.
Di lì, Colapesce vide che l’isola era retta da tre colonne, di cui una spezzata e, per salvare la Sicilia, sembra che si sia legato alla colonna spezzata, per reggerla.
Secondo la versione napoletana, emerse a Napoli sotto forma di un ragazzo che fu adottato da una umile donna del porto. Amava osservare il mare, tanto che la madre lo maledì: “spero tu diventi un pesce!”.
Di lì, il ragazzo vide spuntare squame sul suo corpo e, terrorizzato per la sua bruttezza, rubò un coltello e si tuffò in acqua. Di lì si fa inghiottire da pesci giganti per viaggiare nel mare e, una volta arrivato vicino ad una costa, taglia la pancia dell’ospite con il suo coltello e visita la terraferma.
Le favole, però, sono solitamente la facciata di storie molto più serie: in questo caso, infatti, il mito dell’Uomo Pesce risale a ben quattromila anni fa ed era un culto segreto praticato nelle terre della Mesopotamia. Fu citato anche nella Bibbia: il dio Dagon era un uomo-pesce ed i suoi poteri magici sembrava fossero immensi.
Per le varie evoluzioni della Storia, Dagon cambiò forma e si trasformò nel culto di Orione, che, attraverso le popolazioni latine, giunse a Napoli e proprio nella nostra città.

E così una piccola storia è l’esempio di quanto Napoli sia collegata in modi impensabili a tutte le culture delle popolazioni mediterranee.

4) La presentazione è avvenuta in strada, per l’esattezza a largo Antignano. Come mai questa scelta?
Siamo tutti originari di Vomero e dintorni e, per lo più, la nostra vita si è svolta fra le strade di questo bellissimo quartiere.
La nostra prima presentazione (ufficiosa) è stata infatti svolta al Liceo Sannazaro, la nostra scuola. Insomma, è un gesto di riconoscenza verso il luogo che ci ha visto crescere e che ci ha legato.
Per giunta, abbiamo parlato proprio di Antignano all’interno del nostro libro e la cornice storica era perfetta!

5) Che progetti hai per il futuro?
Sicuramente ci saranno altri libri, abbiamo già annunciato una traduzione in inglese di questo e, in futuro, faremo altre raccolte di storie.
Abbiamo in cantiere una app per smartphone e sicuramente faremo numerose mostre fotografiche.

Il progetto principale rimane, però, quello di consolidare sempre più la nostra natura libera, fiera, indipendente: un portale nato da ragazzi e gestito da ragazzi, una piccola parentesi di amore verso tutte le espressioni artistiche, che vanno dalla scrittura al disegno, contrapponendoci ad un mondo dell’editoria online in cui l’unico interesse sembra essere diventato quello di sfruttare questo rinnovato amore dei napoletani verso Napoli per accumulare click.
E chissà, forse un giorno una nostra storia potrà ispirare il nuovo Cardarelli, il nuovo Nicola Rocco o il nuovo Giuseppe Mercalli?

Laureato in Storia con tesi dal titolo “Le Quattro Giornate di Napoli. Una discussione” all’Università di Napoli “Federico II”. Co-fondatore del blog letterario “Storici&Salottiere”, redattore della sezione Storia della testata on-line “La Cooltura” da marzo 2015, collabora con “Cultora” da settembre 2015. Da dicembre 2015 è caporedattore di “Terre di Campania”. Appassionato di scrittura, è attualmente laureando in Scienze Storiche.

Commenta