L’ultimo libro di Mario De Simone, Tarantella nera, è un’intensa e violenta storia di vendetta e redenzione

La letteratura, come la cultura e la vita in genere, viene spesso attraversata da una certa dose di sessualizzazione. Del resto, in tutte le epoche e in tutti i generi, il tema amoroso ne costituisce spesso l’impalcatura: omnia vincit amor, principio di piacere, amore e cor gentil. Potrei continuare all’infinito, ma è più sintetico citare il gaddiano “quanto di erotia”, la dose di libido che interessa inevitabilmente ogni azione e fatto umano. Non ci si dimentica, però, che a muovere il mondo non è solo l’amore, ma anche l’odio. Qualche psicologo e qualche scrittore li inserirebbero entrambi tra le pulsioni umane, qualche filosofo li ha intersecati in un’unica entità demiurgica, creatrice. In Tarantella nera, di Mario de Simone, la vendetta si connota da subito come la parte più pulsionale dell’odio. Approssimando, la vendetta sta all’odio come la passione sta all’amore.

Salvatore, il protagonista, è un personaggio perfettamente tipico, tra gli innumerevoli soggetti che il topos letterario ‘Napoli’ offre. Incomprensioni e meschinità familiari, scoperte e delusioni, università frequentata controvoglia. E poi, l’amore, la solitudine, il lutto, la rabbia, i sensi di colpa, la violenza. Una biografia che è già un’oscillazione tra paradiso e inferno, una tarantella nera. A dettarne il ritmo, rabbioso e sincopato, la droga e una blasfema ma radicata religiosità, intrecciata a fare il basso continuo in un degrado metropolitano che interessa periferia e centro.

Ospite in una comunità di recupero per tossicodipendenti, la sua vita subisce un’improvvisa accelerazione durante un ordinario controllo clinico. Un commando di sicari fa irruzione nel tentativo di uccidere un boss della camorra casualmente ricoverato lì. Nella sparatoria, il miglior amico di Salvatore, facendogli da scudo, viene ucciso. In quegli attimi, sebbene estremamente concitati, nella mente di Salvatore si staglia con evidenza una parola che porta con sé un universo: vendetta.

Questo proposito guiderà ogni sua azione, con una ieraticità di fondo che solo in superficie è scossa dai ricordi e dalla dolcezza. Siamo già ben oltre l’orlo del baratro.

Ogni situazione nuova è uno spunto per ricordare. Questo ondeggiare continuo tra presente e passato, questa tarantella nera nell’anima di un uomo, come in ogni buon noir, ci sbatte in faccia una Napoli che è ancora più violenta di quanto ci si aspetti, ma in una maniera molto più impoetica. Le scorribande disperate di un tossicodipendente offrono  un’inquadratura insolita delle più note attività della camorra: spaccio, prostituzione e riciclaggio. Tutti i personaggi sono impegnati in una tarantella nera. Una violenza cannibalesca circonda, in particolare, il tema della tratta delle nere.

La camorra in Tarantella nera è ancora quell’ombra che avvolge ogni antro della città. De Simone la descrive rielaborando in maniera consapevole gli stereotipi mediatici e cinematografici, per formarne un ritratto grottesco ma reale come, in fondo, è. Ritroviamo le tigri al guinzaglio, i bodyguard mastodontici che tentano di dissimulare la loro natura bestiale negli abiti eleganti, le ville kitsch, i fallocentrici riti di affiliazione. Nessuna improbabile mitizzazione. Ma anche qui il colpo di scena è in agguato…

Altro elemento che tradizionalmente accompagna le descrizioni di Napoli è la religione. Anche in questo caso Tarantella nera riesce a non essere folkloristico e stucchevole. Si parte dal bigottismo opprimente di una famiglia piccolo borghese per arrivare alla blasfemia dei deliri di un tossicodipendente, che rielabora gli insegnamenti ricevuti nell’infanzia e riveste di una patina biblica la propria vendetta. Il faro della Provvidenza resta fermo a polarizzare le speranze di redenzione, ma è illusorio: la redenzione personale, se esiste, passa per la vendetta.

Tarantella nera, edito da Ad est dell’equatore e nato grazie a un progetto di crowdfunding, assolve in pieno le funzioni del noir: fa riflettere, incuriosire, inquietare. Svela i volti di una città e dell’animo umano, in questo caso totalizzato dalla vendetta. Ma quando la vendetta può dirsi compiuta? E cosa succede quando si compie?

Sono nato a Pomigliano d’arco nel 1991. La mia passione per la letteratura è nata in seguito alla lettura di "Zanna Bianca". Amo il realismo e tutto ciò che aiuta a comprendere la realtà. Attualmente frequento il corso di laurea in Filologia moderna presso l'università Federico II.

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