Mauro Giancaspro ci parla di un’abbazia simbolo della delicata integrazione tra antico e moderno

Un mondo antico, minacciato da un modernità aggressiva, costantemente ghermito dai suoi artigli. Per restituire quell’atmosfera di fragilità e resistenza, di malinconia e dolcezza, di preoccupazione e astorica coscienza, Mauro Giancaspro utilizza i colori della fiaba. Il vecchio che parlava alle piante, suo ultimo libro, è infatti una «Fiaba (ma non troppo)»,  come si legge nella seconda di copertina.

Non è troppo una fiaba perché, nelle tinte rassicuranti e nelle figure abbozzate dell’antico, si intravedono spesso gli spigoli duri e fin troppo definiti della contemporaneità e dei suoi difetti.

L’abbazia di Massombrosa è un’oasi di saggezza, dove i monaci, nel rigore delle loro regole, vivono a contatto diretto con l’essenza delle cose. La biblioteca, con i suoi preziosissimi incunaboli, è costantemente sorvegliata dai monaci, che studiano, catalogano (non disdegnando gli aiuti della tecnologia moderna) e ospitano studiosi esterni, in un intreccio di conoscenze silenzioso ma vivissimo. Le cappelle dedicate ai santi dai nomi desueti sono la testimonianza di una devozione antichissima e di altrettanto antiche relazioni. La spezieria e il giardino, vero fiore all’occhiello dell’abbazia, sono lo scenario in cui la conoscenza della natura diventa auscultazione, sul confine tra sacro e profano.

Il vecchio che parlava alle piante, infatti, è padre Gregorio, vecchio ed espertissimo speziale. La devozione con cui si dedica al suo lavoro sfuma fiabescamente nel dialogo che intrattiene con le sue amate piante.

Questo mondo è scosso da un progetto di “valorizzazione” culturale che il Ministero ha intenzione di intraprendere. Per gli uomini moderni è difficile capire le funzioni di quel fragile ecosistema e rispettarne gli equilibri. Turismo e viaggio non sono la stessa cosa.

L’alternarsi delle vicende si svolge sull’orizzonte fiabesco. Da un lato la frenesia della modernità, velocità senza profondità, burocrazia, finanziamenti e, manco a dirlo, corruzione. Dall’altro la fermezza, scolpita nei secoli, di uno stile di vita che ha l’occasione per avvicinare l’uomo moderno all’essenza delle cose, alla radice della cultura.

Una passeggiata nel bosco, lo studio della natura e della letteratura, l’ascolto della musica e  una tisana calda sono piaceri senza tempo.

Il vecchio che parlava alle piante, edito da Alessandro Polidoro,  è un racconto delicato e forte, come il mondo che rappresenta. Mauro Giancaspro modula toni e motivi del fiabesco per ridare contemporaneità al tema eterno del contatto con la natura, che rende l’uomo semplice e profondo. Difficile immaginare una soluzione letteraria più immediata.

Un pensiero riguardo “Il vecchio che parlava alle piante. Fiaba antica e moderna

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