Un R&B accattivante che si presenta come la novità dell’anno nel settore musicale nostrano. LIBERATO, viene da Napoli ed è già un loop continuo.

È comparso il 12 Febbraio su Facebook e quasi contemporaneamente su Tumblr, LIBERATO non ci ha messo molto a creare un vero e proprio caso intorno alla sua identità e alla sua musica. Sì, perché l’hype è alto. Nulla si conosce dell’artista, solo che il suo sound viene da Napoli, perché evidentemente, anche attraverso i video dei due singoli girati da Francesco Lettieri, tutto ciò che porta la firma di LIBERATO parla di Napoli.

Voci, ovviamente non confermate, dicono che dietro il canto ricco di “effetti” si celi il volto di una ragazza; il mistero resta e potrà essere svelato, forse, soltanto durante l’edizione di quest’anno del MI AMI festival dove con ogni probabilità LIBERATO farà la sua prima comparsa dal vivo.

Dopo due giorni dalla sua comparsa sul web, LIBERATO lancia il suo primo singolo, 9 maggio.

Il video, la cui protagonista è una piccola, ma incredibilmente abile interprete, Lia Febbraio, mostra la bellezza underground di Napoli grazie ad un’opera di regia da manuale.
Il mix tra la musica e il flow coinvolgente di LIBERATO, il loop di parole cantate in un napoletano stretto che non risparmia l’utilizzo di termini più desueti ma incredibilmente icastici, e il forte impatto visivo del singolo, hanno dato immediatamente una forte spinta al progetto artistico che in pochi mesi ha raggiunto, in fatto di numeri, un buon successo che ha contribuito ad alimentare maggiormente la suspence dietro la sua identità e provenienza.

Proprio il 9 maggio 2017, LIBERATO – o chi per lui – con un’abile mossa pubblicitaria pubblica il secondo singolo Tu t’e scurdat’ ‘e me. Il successo è replicato più o meno per gli stessi motivi.

In un momento storico, musicalmente parlando, in cui essere originali diventa sempre più complesso e dove, anzi, forse il concetto di originalità lo si confonde con la stramberia e l’estremismo, LIBERATO s’inserisce nel panorama del Bel Paese come una ventata di aria fresca, vera, senza filtri, che grazie ad un prodotto evidentemente di qualità, riesce a farsi strada in poco tempo.

Certo, tutto sembra studiato intorno all’operazione “LIBERATO”, l’impostazione da “gangsta bravo wajon”, il mistero ancora non risolto dell’identità, il caps lock dei messaggi, l’uso della lingua abbinato agli effetti visivi. Una grande operazione di marketing che però ha funzionato così bene da permettere ai due brani di diventare immediatamente virali e di diffondere un messaggio musicale di cui si sentiva davvero bisogno. Musicalmente parlando LIBERATO rispetta in pieno il genere R&B in cui s’inserisce, un tappeto di suoni ed un mix di loop ben calibrato che si lascia ascoltare con piacere e soprattutto ricordare. Dal punto di vista testuale, pur trovandosi a rischio condanna per il possibile sfruttamento degli stereotipi e dei luoghi comuni, in realtà supera con abilità tale “fosso” evitando d’inciampare. L’utilizzo del napoletano è abilmente sfruttato, in questo caso, non con la volontà di ghettizzare il testo, ma con la capacità di riuscire a superare lo stereotipo, soprattutto grazie alla scelta di utilizzare poche frasi in loop veramente pregnanti, rendendo, linguisticamente parlando, il prodotto al di sopra dei confini regionali, di tutte le regioni.

Tirando le somme, di fronte ad un prodotto di tale livello: cosa importa sapere chi è LIBERATO? Cosa importa svelare il mistero? Ciò che conta è che continui a produrre musica di altissimo livello come quella regalataci negli ultimi due brani. Non conta altro.

Un pensiero riguardo “LIBERATO: c’importa davvero sapere chi è?

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