Licinio Lucullo, il suo amore per Napoli, per la cultura e l’otium a cui si dedicò durante la vecchiaia

Licinio Lucullo fu un militare romano, nato da una famiglia molto influente ed educato alla guerra come all’oratoria; combatté sotto Silla, attraversò l’intero Oriente con numerose campagne, raggiunse il consolato e poi, seguendo il corso naturale che la Storia c’insegna tipico della vita dei grandi uomini politici, iniziò una lunga fase di decadenza politica.

licinio lucullo

Ma la perdita di terreno sul fronte militare per Licinio non venne a combaciare con una disgrazia totale. Sin da giovane infatti egli aveva dimostrato un amore per l’otium letterario e per i piaceri che la rigida disciplina di soldato aveva potuto a stento contenere. Aspettò quindi la vecchiaia per dedicarsi alla letteratura, alla filosofia, all’arte e alle scienze in generale.

Ed è proprio questo momento della sua biografia che ci tocca più da vicino: riunite le immense ricchezze che aveva guadagnato durante le spedizioni orientali, intorno al I secolo a.C. decise di costruire una fortezza dell’otium e del piacere; un luogo dove potersi dedicare al riposo e allo studio. Non fu il primo, né sarebbe stato l’ultimo, a scegliere per l’occasione la nostra splendida Napoli.

Vi costruì una monumentale villa, e lì si diede ai piaceri della vita, primo fra tutti il cibo. In italiano, d’altronde, l’aggettivo luculliano tutt’oggi serve a indicare un pranzo abbondante e sfrenato.

Non solo oro e cultura infatti egli portò dall’Asia, dal Ponto, dall’Armenia: importò nel fertile terreno della Campania felix alcune coltivazioni che oggi sono il vanto della nostra agricoltura, due fra tutte l’albicocco e il ciliegio.

La Villa di Licinio Lucullo a Neapolis

La Villa di Lucullo aveva un’estensione immensa, non ancora ben definita dato il continuo susseguirsi di nuove scoperte archeologiche. Stando agli ultimi ritrovamenti, doveva giacere nell’ampio territorio che va dall’isolotto di Megaride fino al monte Echia sul lato sud e, sul lato sud-est fino nei pressi di Piazza Municipio

licinio lucullo

Infiniti e splendidi dovevano essere soprattutto i giardini che circondavano la Villa: tra alberi di pesco importati dalla Persia, tra i già citati ciliegi ed alberi d’albicocche si estendevano laghetti, moli che protendevano verso il mare, fontane, strane piante orientali e allevamenti di murene.

licinio luculloPurtroppo, non sono molti i testi che ci riportano dati affidabili sulla struttura architettonica della Villa, nonostante gli aneddoti curiosi sulla figura del suo proprietario abbondino, tanto quanto abbondavano le succulente pietanze dei suoi banchetti.

Quello più simpatico da riportare, e anche – probabilmente – il più leggendario è il seguente: una sera, un servo, avendo saputo che non ci sarebbero stati invitati a cena, aveva apparecchiato per uno; Lucullo, divertito, lo rimproverò dicendo: “Cosa?! Non sai dunque che oggi Lucullo cena con Lucullo?” 

Oggi è possibile ritrovare alcune tracce di quella che dovette essere una delle Ville più affascinanti dell’antichità in maggioranza nei sotterranei del Castel dell’Ovo e sulla collina di Pizzofalcone.

 

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