L’Immortale è il film sulla figura di Ciro Di Marzio (Gomorra – La serie). Marco D’Amore è il regista, il film è uscito nelle sale italiane il 5 dicembre.

L’Immortale è il primo film alla regia, e alla sceneggiatura, di Marco D’Amore. Ciro Di Marzio (Marco D’Amore) è tornato. Il film è uscito nelle sale italiane il 5 dicembre, ed è già un grande successo al botteghino. 

Nella terza stagione di Gomorra, abbiamo lasciato un Ciro Di Marzio decisamente morto, o così sembrava, nelle gelide acque. Sparato dal suo eterno amico e rivale Gennaro “Genny” Savastano, nel film L’immortale si scopre che Ciro è sopravvissuto. Il proiettile si era fermato ad un centimetro dal cuore. Costretto a rifarsi una vita, Ciro è inviato da Don Aniello a Riga (Lettonia) dove incontrerà un uomo del suo passato, la mafia russa e quella lettone. 

La pellicola è un ponte tra la quarta e la quinta stagione di Gomorra – La serie. Ciro Di Marzio è un uomo, ormai, profondamente solo. Non gli rimane più nulla: uccise sua moglie, gli uccisero la piccola figlia Mariarita. Dovunque egli vada, Ciro è circondato dalla morte, e la morte non lo coglie mai. Ciro è nato immortale. Il film, nelle primissime scene, mostra un flashback riguardo il terribile terremoto dell’80, che distrusse l’Irpinia. Ciro è stato salvato da sua madre, la quale morirà durante il terremoto, sepolta dalle macerie. Il bambino, invece, è vivo.

Da questo momento, fino a circa tre o quattro anni della sua vita, Ciro (l’esordiente Giuseppe Aiello) vive nell’orfanotrofio, educato dalle suore. Passa il tempo, e fa la conoscenza di altri bambini, scugnizzi come lui, e dell’adulto Bruno (Giovanni Vastarella). Bruno diventa un pessimo mentore, ma pur sempre un mentore, del piccolo. Ciro è subito posto sotto l’ala “protettiva” di Bruno, che vede in lui un ragazzino sveglio e deciso. Un’altra figura fondamentale della vita del bambino è la fidanzata di Bruno, Stella (Martina Attanasio). Quest’ultima è una bella e a suo modo tenera cantante, della quale il ragazzino si infatuerà. L’ambizione di Di Marzio si nota già da piccolo, così come la sua crescente spietatezza. Il colpo di scena finale è amaro, rende ancora più nota la possibilità di restare soli, di doversi guardare sempre le spalle, specie nel mondo criminale.

Ciro Di Marzio da ragazzino e Stella.

La pellicola si alterna tra momenti del passato e quelli del presente. L’immortale è un film spin – off, ma anche una origin story. La regia è buona, l’alternanza tra passato e presente è gestita bene. I colori sono completamente diversi: caldi, accoglienti del passato, freddi, cupi del presente. La colonna sonora del film, come la scelta del cast, è stata gestita dal regista. D’Amore ha ingaggiato nuovamente il gruppo post-rock/ elettronico Mokadelic, che già aveva arrangiato diverse canzoni per la serie Gomorra. Nel film, sono presenti interessanti arrangiamenti di canzoni internazionali (come Don’t you, dei Simple Minds) e quelle napoletane degli anni ottanta (alcune canzoni di Nino D’Angelo e Franco Ricciardi).

L’immortale è un ottimo prodotto cinematografico, dalla regia innovativa, dalla colonna sonora internazionale e non, dal cast convincente. La scelta di lanciare il film a cavallo delle due stagioni di Gomorra (la quinta uscirà solo nel 2021) è originale. Così come è originale la scelta di creare una mistura tra spin – off e origin story. Non delude Marco D’Amore, che è stato già regista di due episodi di Gomorra – La serie, alla regia. L’immortale è una pellicola dolorosa, violenta, soprattutto psicologicamente. La Napoli distrutta dal terremoto stringe il cuore, così come i bambini lasciati a sé stessi. Intrecciando due belle città, Napoli e Riga, tra passato e presente, Ciro Di Marzio farà i conti con la sua condizione di uomo solitario, del suo essere Immortale, dannandosi per questo. 

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