Continuano le iniziative nel campo dell’arte pubblica in Irpinia. È arrivato a Bonito (Av) il famoso street artist argentino Bosoletti e realizza un nuovo capolavoro: tre opere da leggere come un unico progetto artistico. Il titolo dell’opera è “Genesi”.

Durante il festival intitolato “Impronte” organizzato dal Collettivo Boca che si tiene a Bonito (Av) dal 2011 con il supporto dell’amministrazione comunale, il famoso street artist argentino, Bosoletti, ha realizzato un nuovo capolavoro dal titolo “Genesi”. Il festival “Impronte” punta alla riappropriazione e alla riqualificazione degli spazi urbani, guardando alla street art come valorizzazione artistica dei luoghi. In o

 

Dal big bang a Prometeo, dalla rivoluzione copernicana ai culti del sole, dal nucleo incandescente della Terra che irradia energia al cuore palpitante degli innamorati bruciati dalla passione, sempre il fuoco è stato celebrato dagli uomini come principio di creazione e distruzione, di illuminazione e purificazione, di entità tangibile e immateriale insieme, che mutando resta simile, discorde armonia di tutte le cose, forza primigenia che regola la legge degli opposti. Mediatore tra gli dei e gli uomini, tra lo spirito e la materia. Principio vitale che riassorbe in sé tutto ciò che da esso si è generato e che da esso dovrà nuovamente nascere.

Il fuoco è il tema dei 3 muri realizzati da Francisco Bosoletti a Bonito, paese ridisegnato dalla potenza distruttiva di frane e movimenti tellurici e tuttavia generoso dei frutti della terra. Le tre immagini sono collegate a formare un’unica evanescente figura. Il ventre femminile, rappresentazione dell’universo, cela l’uovo cosmico, primordiale nucleo di energia vitale. Le sue mani porgono l’oro liquido, la scintilla vitale presente in tutte le cose. I suoi occhi invitano a seguire il tenue filo luminoso che guida le nostre esistenze nel labirinto del mondo.

Francisco Bosoletti, nato e cresciuto ad Armstrong, un piccolo paesino della provincia di Santa Fe a suo modo ricapitolazione del mondo, l’argentino Francisco Bosoletti è dotato di uno sguardo limpido e primigenio sulla vita, sulla natura e sull’umanità. La sua arte, che pure reca i tratti di una classicità universale, si manifesta in maniera simile alla mescolanza di geni che nutre la pelle dei migranti. Un dettaglio, come un fiore o una corda, possono celare una inaspettata pregnanza di significato. Un viso e un corpo, catturati in maniera effimera, possono rivelare una dimensione recondita e malinconica dell’esistenza e diventare un invito a essere presenti alla propria vita in maniera libera dai condizionamenti imposti dal di fuori. Bosoletti dipinge sui muri rispettando la memoria dei luoghi e delle persone che li abitano, il suo intervento accompagna quello del tempo che trascorre, nascondendo e rivelando al tempo stesso visioni che sembrano permanere in un eterno presente e ricordare all’uomo la transitorietà dell’esistenza. La sua pittura obbliga lo spettatore a guardare in maniera diversa, affinando la sua sensibilità e ricorrendo a modelli percettivi differenti da quelli abituali e rassicuranti. Gli occhi assopiti si attivano nel cogliere le sue immagini appena rivelate, i recettori ormai saturi di visioni urlate al di sotto della soglia di coscienza scoprono figure che all’improvviso emergono dallo sfondo e risvegliano una forma nuova di percezione, più sottile e potente. Queste apparizioni travalicano il confine dei sensi e toccano nel profondo chi guarda, mescolandosi alle sue emozioni e ai suoi ricordi come le tracce di pittura sulla tela e sui muri.

 

 

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