Louis Scavlis & Domique Pifarely Duo, famosi jazzisti internazionali si sono esibiti nel Parco Nazionale del Vesuvio, in cima al Vulcano per il Pomigliano Jazz

Terzo atto del progetto “Carta Bianca” affidato quest’anno a Louis Sclavis, musicista e compositore francese che ha già portato all’attenzione del pubblico del Pomigliano Jazz 2018 due progetti che hanno riscosso grande successo, il primo tenutosi a Pollena Troccchia con il Louis Sclavis Quartet e il secondo ad Ottaviano al Palazzo Mediceo con Bearzatti/Guidi Trio.

Il terzo concerto, Louis Scavlis & Domique Pifarely Duo, è stato emozionante e spettacolare al tempo stesso sia per il progetto musicale presentato che per lo straordinario panorama del posto dove è stato realizzato, un live sul Cratere del Vesuvio che  è diventata una tappa irrinunciabile dell’intero Festival da parte di tutti gli appassionati che lo seguono da 23 edizioni.

L’appuntamento è stato al Piazzale 1000 metri dove, oltre all’impeccabile staff organizzativo del Festival, c’erano guide ufficiali del Parco Nazionale del Vesuvio che hanno accolto il numerosissimo pubblico accorso per il concerto, accompagnandolo fino a quota 1200 metri sul vulcano più famoso al mondo, con un’apprezza visita guidata, fermandosi spesso lungo il percorso che li divideva dalla vetta dove era stato allestito un piccolo palco, con dettagliate spiegazioni sulla storia del Vesuvio stesso e sui territori circostanti, ammirati dalle terrazze del vulcano. Mano mano che arrivava alla vetta il pubblico si è sistemato lungo una sorta di corridoio naturale per assistere, seduto a terra su comodi cuscini distribuiti all’ingresso. Prima del concerto stesso lo staff ha spiegato che gli applausi, consentiti solo in forma visiva alzando le braccia al cielo e muovendo le mani in senso di approvazione, sono banditi per evitare di disturbare la fauna locale, visto che è già successo, nel primo anno, che varie specie di uccelli si allontanarono da tale vulcano per i suoni insoliti ascoltati per ritornarvi solo dopo diversi mesi.

Anche per questo il concerto già di per sé molto emozionante, lo è diventato molto di più per questa “insolita” coreografia che si è ripetuta ad ogni brano e che ha colpito anche gli stessi musicisti sul palco che non hanno risparmiato commenti entusiastici e foto dal palco con i propri cellulari e macchine fotografiche per poter immortalare il pubblico ordinatamente seduto di fronte a loro e la spettacolare vista sulla bocca del Vesuvio che, indiscutibilmente, è uno dei panorami piu’ belli del mondo.

Clarinettista (soprattutto quello basso), sassofonista e compositore francese Louis Sclavis, nato a Lione nel 1953, si è profilato giovanissimo sulla scena jazz dapprima francese e poi europea nei primi anni ’70 con il suo ensemble Workshop de Lyon. Ha in seguito lavorato con i vari Unit di Michel Portal, in associazione con il pianista sudafricano emigrato in Francia Chris McGregor, con la Compagnie del percussionista Bernard Lubat e il gruppo del contrabbassista Henri Texier. Parallelamente sviluppa i proprio progetti da leader che lo porteranno al vertice del jazz europeo grazie anche alla stretta collaborazione, sin dai primi anni ’90, con l’etichetta ECM. Dallo stile libertario e informale degli esordi, Sclavis si è progressivamente diretto verso forme musicali più strutturate dove grande valore ha assunto di nuovo la melodia. Spesso si è parlato della sua ricerca in termini di folklore immaginario, il tentativo di rielaborare con sensibilità contemporanea elementi di derivazione popolaresca.

Il sodalizio con Dominique Pifarély è di lunga data visto che ha incontrato per la prima volta il violinista nel gruppo del contrabbassista Didier Levallet. “Ci fu immediatamente un ottimo feeling nel suonare con Dominique perciò lo invitai a far parte del mio gruppo per la registrazione dell’album Chine (IDA records, 1987). A questo fece immediatamente seguito il disco, uscito per la casa discografica ECM, Sclavis/Pifarély Acoustic Quartet. In definitiva ha suonato con Dominique quindici volte con formazioni e progetti differenti. Tra questi Les violences de Rameau , inciso nel 1995/1996, in cui eseguono alcuni pezzi esuberanti ispirati al compositore barocco Jean-Philippe Rameau.

Il concerto è stato assolutamente strepitoso, eseguito nel più totale silenzio della platea e nel pieno rispetto della magia del luogo stesso. Sia Sclavis che Pifarely hanno letteralmente affascinato il pubblico presente con la loro musica che sembra appartenere ad un’altra dimensione sia in termini di talento compositivo che di esecuzione. Entrambi sembrano suonare con ogni molecola del loro corpo, regalando al pubblico, soprattutto nel brano finale eseguito in assolo da Sclavis durante il quale le note prodotte dal suo clarinetto sono sembrate delle voci melodiose e affascinanti.

Annamaria De Crescenzo, è stata contagiata dal suo compagno in questa passione per la fotografia. Grazie prima ad una macchina professionale Nikon ha imparato a “guardare” gli Artisti sul palco con un “occhio” completamente diverso. Nel 2014 ha contribuito a trasformare la semplice passione di entrambi in un progetto concreto: nasce SpectraFoto, con quale entrambi si sono dedicati, come fotografi free lance, alla fotografia di eventi, rassegne e festival musicali, oltre che di spettacoli teatrali e musical non solo su Napoli ma anche sul territorio campano e nazionale. A tale passione della fotografia, dal 2016 ha unito anche un’altra sua passione: raccontare, non solo con le immagini ma anche con le parole gli aspetti più salienti della carriera degli Artisti fotografati, le recensioni del concerto stesso, in alcuni casi correlandole con brevi interviste.

Commenta