A occhi chiusi, a godere di un viaggio chissà dove, accompagnati dalle note di Ludovico Einaudi

Inizia con dell’acqua che gocciola in maniera irregolare. Si chiude dopo due ore e mezza con la sensazione che il tempo non sia per nulla passato, ma che si sia contemporaneamente stati in posti del mondo mai visti in vita propria. 2

Il concerto è dedicato al nuovo album del pianista italiano, Elements, che segue In a time lapse Nightbook. Elements è un mondo musicale che ha una forte continuità con il passato di Einaudi, ma è particolarmente legato anche a ispirazioni e stimoli esterni alla musica, come la filosofia, la matematica, la scienza. Lo dichiara lo stesso autore in un’intervista, dicendo che Elements nasce da un desiderio di ricominciare da capo, di intraprendere un nuovo percorso di conoscenza. C’erano nuove frontiere – sul filo di quello che conoscevo e di quello che non conoscevo – che da tempo desideravo indagare: i miti della creazione, la tavola periodica degli elementi, le figure geometriche di Euclide, gli scritti di Kandinsky, la materia sonora, ma anche i colori, i fili d’erba di un prato selvaggio, la forme del paesaggio. Per mesi ho vagato dentro una miscela apparentemente caotica d’immagini, pensieri e sensazioni; poi, tutto gradualmente si è amalgamato in una danza, come se tutti gli elementi facessero parte di un unico mondo, ed io anche.

E così è stato il concerto: una miscela apparentemente caotica di immagini, pensieri, sensazioni amalgamata in una danza. Non solo il pianoforte che ha reso il compositore italiano famoso in tutto il mondo, ma anche un comparto di percussioni ricchissimo e straordinario (con strumenti che mai avevo ascoltato prima), tastiere, chitarre, viole, violini.

A brani tratti dal nuovo lavoro uscito solo a fine ottobre si sono alternati i brani più famosi e belli di Einaudi, a volte eseguiti da soli, a volte miscelati fra loro in lunghi e godibili medley. Grande assente è stata Le onde, la canzone omonima all’album che ha consacrato Einaudi al pubblico internazionale, ma la mancanza è stata colmata e annullata dalla bellezza di composizioni come Nuvole bianchePrimaveraDivenire, o anche la nuova Song for GavinLa scenografia, allestita con proiezioni e luci colorate a volte vive e a volte assai soffuse, era scelta e studiata, ma inutile per molti degli spettatori che hanno preferito godersi il concerto di Einaudi a occhi chiusi, partendo per il “viaggio” che il compositore stesso auspicava.

Il gruppo che ha suonato con lui, composto da Francesco Arcuri, Marco Decimo, Mauro Durante, Alberto Fabris, Federico Mecozzi e Redi Hasa, ha valorizzato al meglio tutta la musica di Einaudi, unendo prove di grande abilità e tecnicismo a esecuzioni praticamente perfette, con strumenti – va ripetuto – anche particolari e assai inusuali, come la sega ad arco, una sega suonata con l’archetto del violino.

Se Elements non fosse musica, ha dichiarato il suo compositore, sarebbe una mappa dei pensieri, a volte chiari, a volte sovrapposti, punti, linee, figure, frammenti di un discorso interno che non si ferma mai. Questo è vero, e il concerto dell’Augusteo, che ha lasciato il pubblico col fiato sospeso, lo ha dimostrato. L’autore, prima di congedarsi definitivamente, ha concesso venti minuti di bis e poi ha salutato Napoli, tappa che gli fa piacere spesso includere nei suoi tour italiani.

Sperando che sia di ritorno presto, ringraziamo per lo spettacolo meraviglioso, e torniamo “in viaggio” insieme a lui, fra le note delle sue melodie e le nostre emozioni.

19 anni. Studente di lettere moderne. Fondatore di Vaffanstudio e caporedattore di Terre di Campania. Aspirante giornalista, scrittore, enigmista, ludolinguista. Amore per il teatro e per il mio teatro, Rostocco. Passioni di ogni tipo e voglia di scoprire sempre di più, sempre di tutto.

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