Pubblicato il 15 Giugno 2022 sotto l’etichetta di Apogeo Records, “Portami a vedere il mare” è il primo album del pianista, compositore e arrangiatore Luigi Esposito.

È da un po’ che non ci si sente, ma mi consolo con il sapere che periodicamente abbiamo occasioni belle come questa per aggiornarci. Sperando di trovarvi bene, vi dico già: questo qui, proprio non è da perdere.

Portami a vedere il mare è il primo album di un uomo che la musica dimostra di conoscerla fin dentro i suoi più intimi anfratti, Luigi Esposito. Musicista di grande esperienza e il cui nome è ben consolidato nel panorama musicale della nostra regione (e non solo), l’artista ha ben pensato di cimentarsi in un lavoro interamente proprio, ragionato secondo proprio desideri e necessità artistiche. Il prodotto che ne è venuto fuori ha un ché di genuinamente straordinario: pianoforte, percussioni ed archi, tutti posti in un amalgama che sa sciogliere il cuore.

Dalla durata di cinquanta minuti e per un totale di dieci brani, Portami a vedere il mare è intrigante nelle complessità in cui si incappa nel descriverlo. La musica di Luigi Esposito è geometrica, ma non rigida e soprattutto non fredda. È musica avvolgente, vivace ma anche squisitamente malinconica, così come è innegabilmente aperta ed ariosa in molti suoi passaggi, come una brezza fresca che sfiora il viso. Le melodie proposte coprono un ventaglio di emozioni ampio e non risultano mai polarizzanti: l’ascoltatore saprà benissimo di non essere solo allegro o mogio, divertito o rattristato, spensierato o pensieroso, in un mix di emozioni che, lo capirete da voi, replica splendidamente in musica ciò che la visione del mare è in grado di offrire. Una visione che sconvolge l’umano, e che di fatto ha sconvolto anche l’artista.

La perfetta combinazione dei tre elementi precedentemente citati – piano, percussioni ed archi (cui, a sprazzi, si aggiunge la splendida voce di Fabiana Martone, autrice anche di alcuni dei versi di Ciardino ‘e sale) – fa sì che le musiche si destreggino in ritmi fluidi tra il sostenuto ed il pacato, in una perfetta alternanza di velocità e calma, apertura e chiusura, vigore e note quasi sospirate.

Merito anche delle ritmiche sapientemente costruite dal batterista e percussionista Emiliano Barrella, sempre incisive ma mai dominanti sul resto, in perfetto equilibrio anche e soprattutto per la scelta dei suoni adoperati. Ne è un esempio Nahual, terzo brano dell’album nonché mio prediletto tra le dieci produzioni, che trae la sua forza nel raccontarsi tramite l’ariosità delle sue melodie e la corposità della sua ritmica, fino a mescolarsi in un ritornello che è per me, dal primo momento che gli ho prestato orecchio, un piacere vero all’ascolto.

Citata la mia preferita, sottolineo poi – come fosse una specie di consiglio dettovi a tu per tu – che a ruota vengono la già citata Ciardino ‘e sale e la delicata Mancarsi.

Andando a chiudere, vedo Portami a vedere il mare come il perfetto esempio di una traslazione, totale fin quasi ad essere un 1:1, di versi poetici in musica. Le succitate geometrie che spesse volte troviamo in poesia, pregne di una delicatezza d’immagini e vigore nelle parole, si ritrovano perfettamente nella musica di Luigi Esposito, nell’eleganza delle sue note e nella vigoria delle sue ritmiche. Le due arti trovano così una nuova, curiosa e non certamente scontata via di congiunzione.

L’album, risulterà scontato a dirsi, è certamente consigliato ma l’ascolto in cuffia è assolutamente prioritario: l’immersione nel lavoro del musicista campano gioca molto nell’idea che ci si può fare di esso. A concludere, un sentito plauso a Luigi Esposito ed una sincera curiosità verso le sue future imprese.

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