Il gruppo campano Malmö, il 13 ottobre 2017, ha pubblicato il suo album d’esordio intitolato “Manifesto della Chimica Romantica”. Creato tra l’Italia e l’Islanda, il disco si presenta come un viaggio perpetuo attraverso sconfinati paesaggi.

L’ondeggiare incessante del mare, l’immensità dell’oceano e del cielo stellato immersi nel totale silenzio. Questi gli scenari che si presentano agli occhi dell’ascoltatore al risuonare di “Manifesto della Chimica Romantica”, dei Malmö (Daniele Ruotolo, Vincenzo De Lucia, Marco Normando, Vincenzo Del Vecchio). Il disco, dalle sonorità post-rock, è stato pubblicato il 13 ottobre 2017, prodotto da Massimo De Vita, missato da Paolo Alberta e masterizzato da Birgir Jon Birgisson, celebre fonico dei Sigur Rós, viaggiando così tra l’Italia e l’Islanda. La scelta del nome “Malmö” è interessante: riguarda la città omonima svedese, tappa di una vacanza nel Nord Europa che mai sono riusciti a raggiungere. Questa incapacità viene vista come un desiderio irrealizzabile, a cui ci si può solo avvicinare.

Malmö, copertina di "Manifesto della Chimica Romantica" Il viaggio comincia. L’Alba di un Giorno di Festa, la partenza. Il pianoforte, insieme al glockenspiel (molto usato dalla band), apre uno scenario sognante, stroncato però sul nascere dall’entrata di chitarra elettrica, batteria e basso. Poi ecco la voce che, limpida e dolce, si unisce perfettamente agli strumenti ripristinando in parte le sensazioni create nei primi secondi. Un inizio molto interessante.

La Deriva è uno dei pezzi più intimi del disco. La chitarra e il basso iniziali, assieme alla voce, cullano l’ascoltatore con la loro dolcezza. Si parla di mancanze e rimpianti, la tristezza del non aver avuto il coraggio di osare e raggiungere i propri sogni. Il finale è in crescendo, l’intensità del suono va sempre aumentando sino a raggiungere il culmine nell’ultimo istante del brano. Un aspetto degno di nota e di grand’effetto.

Ad aprire Il Principio di Archimede è un basso corposo, protagonista. Questo è decisamente il pezzo che più mette in risalto le qualità dei musicisti e il loro stile: 6:36 pieni di energia e passione che descrivono al meglio il post-rock dei Malmö. La scelta dell’utilizzo del pianoforte qui è azzeccata, dà maggiore pienezza al suono. Verso il quarto minuto irrompe una chitarra elettrica potente, la quale va a creare una frattura decisiva con la strumentale precedente. Anche qui il finale è in crescendo.

Jules Verne dà vita a uno scenario completamente diverso dalle canzoni precedenti. L’intro è dominato da chitarra elettrica, basso e glockenspiel, ormai una firma del gruppo campano. Un mondo mistico è quello raccontato nel singolo e immaginato dal gruppo: cieli stellati, sirene, palloni aerostatici e molto altro. Il tema tratto è simile a quello di La Deriva, ma con un leggero ottimismo di fondo.

Il viaggio si conclude. I treni e le scie, l’arrivo. Il riverbero shimmer della chitarra crea una sorta di sospensione, quasi ipnotica, attorno a cui si snodano parole e strumenti. Il tema dei sogni del passato è ricorrente in tutto l’album, anche qui. La nostalgia e il ricordo sono i protagonisti di questo cammino, nel tentativo di trovare ogni lato positivo della vita presente. È il brano di chiusura che meglio si addice al disco.

Sono stati presentati solo alcuni dei singoli contenuti nell’album, ma già solo con essi si può evidenziare la bravura dei Malmö. La ricerca sonora è notevole, i testi di Daniele Ruotolo né spiccano troppo rispetto alla musica né vengono messi in secondo piano, occupano una giusta posizione nell’insieme della canzone. Il coinvolgimento dell’ascoltatore è buono.
Tutti questi fattori portano a un unico risultato: un ottimo esordio per la band campana, che può aprire loro le porte a un successo considerevole.

Nata nel 1997 a Caserta. Pianista a tempo pieno, scrittrice da sempre e instancabile viaggiatrice. Porta sempre con sé un'agenda e una penna per poter immortalare tutto ciò che la colpisce.

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