I ritratti della Collezione Farnese, da Omero a Giulio Cesare, da Esiodo a Marco Aurelio, una rassegna delle più belle opere del Mann.

Eredità della Collezione Farnese, parte fondamentale nonché caratterizzante del Mann sono i ritratti. Elementi dal notevole interesso sono esposti nella XXIX Sala del Museo, basti pensare al colossale ritratto di Giulio Cesare di età traianea, giuntoci dalla Spolia Christi, la zona dei Mercati e del Foro di Traiano, la cosiddetta Agrippina, tipo derivante da una statua femminile in bronzo di divinità seduta, probabilmente Afrodite, attribuibile a Fidia o Alcmene. Possiamo ancora citare l’imponente busto di Vespasiano, quello di Adriano con corazza, di Caracalla, o la possente statua di Alessandro Severo.

Quella di raccogliere immagini di imperatori romani era usualità fondamentale per le raccolte che segnarono l’alba del collezionismo rinascimentale: importanti raffigurazioni su monete e su gemme, o meglio ancora su poderosi ritratti scultorei.
Compito essenziale dell’arte figurativa greca e romana fu nel rappresentare individualmente determinate persone o personalità. Furono numerose le civiltà che realizzarono ritratti di definiti personaggi con mutevoli forme, a seconda della concezione vigente dell’uomo e del suo ruolo all’interno della società.

I ritratti greci e romani svolsero essenzialmente la propria funzione nell’ambito pubblico ed in particolar modo in epoca romana assunsero il compito pubblico per eccellenza dell’arte figurativa, in quanto deputati a celebrare la fama di imperatori e di altri personaggi in posizioni elevate; pertanto, essi costituiscono testimonianze fondamentali delle condizioni e dei cambiamenti di carattere politico e sociale.
(T. Hölscher)

A distinguere alcune rappresentazioni specifiche di persone erano spesso i tratti individuali attraverso i quali era possibile cogliere in modo riconoscibile una raffigurazione da un’altra. In generale possiamo considerare ritratto un genere di raffigurazione di specificati individui contraddistinto da tali forme collettive e tipizzanti (specie nell’età arcaica). D’altro canto vi sono metodologie rappresentative che ci caratterizzano per la resa univoca ed inconfondibile di una fisionomia individuale. Certo i confini tra la rappresentazione tipizzante e quella individuale sono spesso labili.

I ritratti servivano a trasmettere un messaggio e a visualizzare l’importanza dell’individuo raffigurato… un messaggio che andava oltre l’aspetto reale del personaggio.
(T. Hölscher)

Iconografia ma anche iconologia, interpretazione dell’idea veicolata di immagine.
I ritratti antichi vennero collocati in luoghi pubblici, dando così luce al prestigio, alle azioni, alla posizione nella vita pubblica dell’individuo rappresentato.

I ritratti antichi rappresentarono ruoli, modelli comportamentali ed ideali riconosciuti nell’ambito della vita pubblica; il significato storico del ritratto antico risiede proprio in siffatta dimensione pubbica.
(T. Hölscher)

Ma tornando ai Farnese e al collezionismo rinascimentale, possiamo affermare che fino alla metà del XVI secolo si privilegiarono i protagonisti dell’età repubblicana, alle cui gesta si ispirarono gli uomini illustri delle grandi casate, mentre successivamente in linea con il sentire del tempo e il manifestarsi del celebre potere assoluto si preferirono le straordinarie figure degli imperatori. Fulvio Orsini, bibliotecario e antiquario dei Farnese, diede un notevole contributo alla loro ambizione collezionistica: non solo promosse svariati acquisti, ma gettò le basi per lo studio dell’iconografia antica, il quale andò a confluire in diverse opere a stampa, dove confrontando le testimonianze iconografiche, salvo qualche errore di identificazione, avanzò conclusioni che ancor oggi possono ritenersi piuttosto valide.

In principio gli innumerevoli ritratti scultorei, molti di eccellente qualità, erano esposti nella Sala Grande e nella Sala degli Imperatori a Palazzo Farnese di Caprarola. Allorché pervennero a Napoli, le collezioni subirono diversi restauri, in primis per mano dello scultore Carlo Albacini.

Esiodo
Ritratto dell’Alto Ellenismo, senza attribuzione nota. Si distingue per un forte realismo: un uomo vecchio e rude, con i capelli arruffati e la barba incolta, specchio dell’ethos contadino dell’antico contadino beota.

Omero
Il busto riproduce un uomo avanzato negli anni, avente un’aria ispirata e rispondente ai canoni del ritratto ricostruttivo del poeta Omero, celebre a partire dal Medio Ellenismo. Zigomi sporgenti, diverse rughe, occhi incassati e aperti a dichiarare la sua cecità, labbra dischiuse: questi i segni che solcano il suo volto.

Cesare
Viene posto su di una base modanata a profilo concavo: riproduce Giulio Cesare con i tratti regolari, a capigliatura a ciocche rivolte verso la fronte, il cranio notevolmente sviluppato, due profonde rughe orizzontali sulla fronte e il mento pronunziato. Il viso esprime un’immagine matura del dittatore con la fronte corrugata e le palpebre che sporgono sugli occhi. Le guance son segnate da intense rughe di espressione, la bocca sottile è serrata, virgole pettinano i capelli che incorniciano il volte mimetizzando l’incipiente calvizie.

Claudio
L’accentuato verismo mette in risalto le forme fisionomiche: volto rigidamente triangolare, fronte carica di rughe, occhi infossati, zigomi scarniti. Sulla testa spicca il serto civico di quercia, che evidenzia l’eredità imperiale di ascendenza augustea, e del resto la capigliatura resa a ciocche lavorate a tenaglia e a coda di rondine rievoca quella dei principi di dinastia giulio-claudia.

Marco Aurelio
Il suo volto, rappresentato in età avanzata, è scarno e incorniciato da una folta chioma a file sovrapposte di piccoli riccioli che proseguono, quasi senza soluzione di continuità, nella barba altrettanto fitta, mentre gli occhi dalle grandi e ben aperte pupille, risaltati dalle profonde arcate oculari, si mostrano in tutta la loro espressività. Gli zigomi pronunciati, il naso sottile e ben definito, la bocca con le sue labbra strette, sono quasi interamente coperti da una fila di baffetti. Il ritratto rimanda all’immagine di un sovrano illuminato, dotato si sguardo intenso e concentrato, proteso verso l’alto.

Caracalla
Su busto a peduccio, il volto si presenta con una leggera torsione verso sinistra e l’espressione notevolmente contraddistinta da un cipiglio d’ira pieno di pathos. Una chioma dai riccioli serrati, la barba fitta e incolta che incornicia il viso con effetti chiaroscurali accentuati, mentre una clamide avvolge il busto, lasciando scoperto lo spallaccio della corazza con frangia.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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