Max Fuschetto, noto oboista e compositore campano, pubblica il suo nuovo album intitolato “Mother Moonlight”. Interamente concepito per pianoforte, trascina l’ascoltatore indietro nel tempo e lo riporta al mondo dell’infanzia.

Cosa c’è di più gioioso e spensierato, in generale, dell’infanzia? In quegli anni il mondo sembra non conoscere malvagità. Non esistono preoccupazioni, al massimo non far vedere ai propri compagni di non saper ancora allacciare le scarpe. È una vita semplice quella che si vive durante l’infanzia ed è proprio questa linearità il perno centrale di Mother Moonlight, il nuovo lavoro discografico di Max Fuschetto. Dopo tre anni dal fortunato “Sun Nà“, l’oboista campano torna con un progetto diverso dai precedenti.

Max Fuschetto, copertina di Mother Moonlight Il disco si apre con Danzando nel buio. Nell’ascoltare questo pezzo si torna a provare un po’ la spensieratezza degli anni passati, gioia mista a una curiosità infinita verso il mondo attorno. La semplicità della frase musicale dona quest’immagine all’ascoltatore senz’alcuna difficoltà ed è perfetta per cominciare il viaggio.

Decisamente degna di nota è Nenia Astrale, dove al pianoforte si aggiungono magistralmente altri strumenti creando atmosfere uniche e che difficilmente possono essere descritte con parole. Infatti, nonostante quest’album sia stato concepito per solo pianoforte, sono presenti anche archi, chitarra elettrica, clarinetto e dilruba – strumento originario dell’India nord-occidentale. L’aggettivo astrale non è casuale: questo è davvero un canto sublime, tocca le corde più intime dell’animo fino a portare l’ascoltatore al di fuori della realtà stessa.

In Mother Moonlight si ritrovano inoltre, a distanza ravvicinata, due omaggi: uno a Béla Bartók, uno a John Lennon. Non sono brani che riprendono fedelmente le caratteristiche dei due musicisti, ma solo alcune su cui poi si costruiscono scenari nuovi e interessanti. Il primo è Ting Tang, dove si ritrovano il ribattuto percussivo e l’intervallo di quarta eccedente tipici della composizione di Bartók. Il secondo invece, Occhi di conchiglia, presenta la dilruba e il motivo pentatonico spesso rivisto nella musica di Lennon.

Max Fuschetto non delude mai. Dietro ogni sua composizione si cela una ricerca musicale notevole e lo si percepisce sin dal primo ascolto. Concilia perfettamente complessità armonica e chiarezza dei suoni, dando all’ascoltatore un’esperienza uditiva di grande qualità. È, senza alcun dubbio, uno dei musicisti più originali e interessanti presenti sulla scena artistica di questo tempo.

 

Nata nel 1997 a Caserta. Pianista a tempo pieno, scrittrice da sempre e instancabile viaggiatrice. Porta sempre con sé un’agenda e una penna per poter immortalare tutto ciò che la colpisce.

Commenta