Da Benevento alla Transavanguardia

E’ passato ormai qualche anno, ma ricordo perfettamente quando durante il Corso di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università, io e la mia inseparabile amica di studi, mentre cercavamo di capire quali fossero quelle strane opere che il professore cercava di spiegarci, veniamo rapite da due nomi, e soprattutto dalla loro origine. I due artisti rispondevano al nome di Mimmo Paladino e Nicola De Maria.

Entrambi nati in provincia di Benevento, sono stati non due semplici artisti ma due dei principali esponenti della Transavanguardia, il movimento artistico fondato fondato da Achille Bonito Oliva nel 1980. E’ da li che è iniziata una fittissima ricerca per capire chi fossero e cosa avessero “prodotto” questi nostri conterranei. Un lavoro che ha poi portato la mia amica a scegliere i due artisti come tema principale della sua tesi di laurea. Come delle investigatrici professioniste tra una domanda e l’altra, la lettura di articoli e tutto ciò che poteva riguardarli abbiamo finalmente avuto una visione più chiara.

Paladino nasce a Paduli, De Maria invece a Foglianise. Il primo si diploma a Benevento per poi spostarsi nel capoluogo partenopeo dove inizia a farsi conoscere, De Maria invece si trasferisce da ragazzo a Torino dove abita ancora oggi e dove studia Neurologia senza però mai esercitare la professione preferendo dedicarsi all’arte. Due percorsi che iniziano in maniera diversa per poi ricongiungersi nella corrente artistica di cui sono stati i maggiori esponenti. Oltre ai racconti delle persone che direttamente o indirettamente hanno conosciuto loro o le loro famiglie quello che ci ha colpito di più di questi personaggi, e in De Maria in particolare è l’attaccamento alla propria terra.

Anche se è cresciuto a Nord l’uso del colore nelle sue opere rispecchia l’attaccamento alla sua terra e anche nelle sue rappresentazioni compaiono spesso paesaggi popolati da personaggi coraggiosi. Anche Paladino non ha mai perso i contatti con la sua terra come dimostra l’installazione permanente “Hortus conclusus”, del 1992, del complesso universitario di San Domenico a Benevento. Opera che lui ha commentato dicendo: “Mi piaceva l’idea di un hortus conclusus come un posto per guardare e contemplare i lavori d’arte lontano dalla costrizione della galleria d’arte“. E’ proprio questo attaccamento alla propria terra che si esprime attraverso l’arte è stata forse la cosa più bella che abbiamo scoperto di questi due personaggi.

Indecisa cronica vivo tra “viaggi e miraggi” (e forse qualche abbaglio), tra sud e nord, tra amici vecchi e amici nuovi, tra musica, arte e cibo. Mi piace viaggiare portando sempre nel cuore “casa mia”.

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