Un nuovo capitolo discografico per la nota band Irpina: Padrone e Sotto prende vita.

I Molotov d’Irpinia, originari della verde provincia campana realizzano dopo molta attesa da parte dei fan, il proprio terzo disco dal titolo Padrone e Sotto, otto tracce rock-folk che raccontano allegramente storie di rivalsa sociale e disagio generazionale.

Il disco anticipato dal singolo Amore Nero, uscito per l’etichetta nazionale iCompany è stato realizzato in parte in Irpinia, e ultimato a Bologna, in uno degli studi più prestigiosi d’Italia, Fonoprint studios, che ha partorito dischi eccellenti di grandi musicisti come Luca Carboni, Gianni Morandi, Gianmaria Testa e molti altri. Hanno preso parte ai lavori, diversi professionisti di spicco del panorama musicale italiano, tra cui Maurizio Biancani vincitore di due Grammy Awards e ingegnere del suono di Vasco Rossi, Zucchero, Stadio, Il volo, Guccini e di tutti i dischi certificati oro in Italia.

Un grande lavoro dietro un disco che, seppur non mostra alcuna novità o grande estro al suo interno, regala agli ascoltatori otto tracce che rimescolano in chiave moderna un suono antico e tradizionale.

Tra le note di chitarra elettrica di Lunga vita al re, che contrastano la leggerezza del ritmo ideato sullo stampo di un’antica filastrocca, e l’agrodolce poesia d’amore di Ami(t)anto, Padrone Sotto è un disco calibrato e allegro che, però, pecca di originalità ricalcando una linea già seguita in precedenza addirittura, questa volta, con meno convinzioni. La maggioranza dei brani, tra cui Mamma Mah, risultano decisamente stucchevoli e ripetitivi. Buona la musicalità generale, lo stile folk continua ad essere il punto di forza della band che, nonostante mischi notevolmente la propria matrice originaria con notevoli sonorità rock, non riesce a giungere ad una perfetta amalgama armonica facendo prevalere il proprio marchio di fabbrica.

Un folk mescolato di rap, un rap intriso di rock, un rock che non raggiunge l’autonomia: Padrone Sotto è un disco ricco di stili e influenze diverse, forse troppe, che non gli conferiscono la giusta identità. Lavoro discreto ma di livello decisamente inferiore rispetto ai precedenti dischi.

 

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