Danilo Rea in “Something in our way” al Teatro Summarte: Improvvisazione e contaminazione per l’omaggio alla musica dei Beatles e dei Rolling Stones

Venerdì 4 maggio, al Teatro Summarte di Somma Vesuviana, Danilo Rea ha concluso la XII Edizione di “Napoli Jazz Winter” dell’Associazione Napoli Jazz Club diretta ed organizzata da Michele Solipano in sinergia con “Jazz & Baccalà” IV Edizione organizzata e diretta da Elio Coppola in collaborazione con la direzione dello stesso Teatro Summarte con “Something in our way”, un progetto dedicato alle pagine più belle del repertorio musicale dei Beatles e dei Rolling Stones.

Danilo Rea è il pianista più acclamato del jazz italiano contemporaneo. Nato a Vicenza è cresciuto a Roma, sulla cui scena jazzistica ha esordito prestissimo, creando nel 1975 il Trio di Roma (con Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto). Con questa formazione, ancora attiva in tempi recenti (sono stati ospiti di Umbria Jazz Winter lo scorso dicembre) e successivamente, con la creazione dei “Doctor 3” (con Pietropaoli e Fabrizio Sferra) Rea ha stabilito la norma del piano trio jazzistico all’italiana. Nella carriera di Danilo Rea risaltano anche notevoli collaborazioni internazionali (davvero speciali quelle con Chet Baker, Lee Konitz, Steve Grossman, Bob Berg, Phil woods, Michael Brecker, Joe Lovano, Gato Barbieri solo per citarne alcuni), nonché un’attività d’alto livello nel pop italiano. Pianista prediletto da Mina, Claudio Baglioni, e Pino Daniele, Rea ha collaborato con tutti i più grandi artisti italiani come Domenico Modugno, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi e Adriano Celentano, mentre di recente ha preso parte ad un progetto jazzistico con Gino Paoli, oltre che esibirsi in duo con Peppe Servillo e nel repertorio classico/jazz con Ramin Bahrami.

Con l’arrivo di Rea sul palco, è stato subito emozione e magia. Con la sua capacità unica di spaziare su qualsiasi repertorio, la sua versatilità e l’apertura musicale che lo hanno reso tra i pianisti jazz più riconosciuti a livello internazionale, Danilo Rea ha portato ad una platea numerosa e attenta, i capolavori di Lennon e McCartney e di Jagger e Richards, rimescolandoli con il suo estro e facendoli rivivere nel suo universo jazz anche con brani della musica classica e della tradizione napoletana e brani della musica pop italiana eseguiti con indiscutibile maestria. Un concerto dinamico in cui improvvisazione e contaminazione sono state i due temi assolutamente protagonisti, come un Rea decisamente “loquace” che, dal primo brano, ha sentito il desiderio di parlare oltre che suonare, presentando i brani e i motivi delle sue scelte e di alcune interpretazioni, o, appunto, contaminazioni tra i diversi generi e stili musicali dei quali è assoluto Maestro.

Il progetto, come spiegato dallo stesso Rea, nasce da un’idea fornitagli da Walter Weltroni durante la sua collaborazione al film “I bambini sanno” il quale gli consigliò di fare un disco diverso, non solo sui Beatles come gli aveva anticipato, ma di mettere insieme Beatles e Rolling Stones, anche se facente parte di di due mondi diversi, facendone quasi una sfida il fatto di partire da un tema per poter arrivare ad un altro e viceversa.

Il concerto inizia con le più belle canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones, passando per una “estranea” “Imagine” di J. Lennon, ma che nel contesto diventa parte integrante del discorso narrativo/musicale del pianista.

Da subito Rea spiega che improvvisazione e contaminazione regolano da sempre le sue interpretazioni e le sue creazioni in musica: “Per quanto mi riguarda, forse proprio perché sono passato dal pop al rock, dalla musica classica al jazz, sono arrivato alla conclusione dell’importanza di dare risalto al discorso improvvisativo. L’importante è dare emozioni e farsi seguire nel tema centrale della musica, facendosi trasportare dall’onda della melodia”.

Si passa quindi ai grandi successi dei Beatles come “let it be”, “Yesterday”, “Ob-la-di O-la-dà”, a brani storici dei Rolling Stones con una serie di contaminazioni della musica classica di Bach, o quella della tradizione popolare come in “Io te voglio bene assaje” o della musica pop come “O che sarà” che poi si intreccia con una versione trascinante di “Satisfaction”.

Il concerto si conclude con due bis che l’Artista concede con un applauditissimo medley di canzoni della tradizione classica napoletana reinterpretati dal pianista con un intreccio di note della musica indimenticabile di Fabrizio D’Andrè, altro grande mito ispiratore delle composizioni del pianista.

Annamaria De Crescenzo, è stata contagiata dal suo compagno in questa passione per la fotografia. Grazie prima ad una macchina professionale Nikon ha imparato a “guardare” gli Artisti sul palco con un “occhio” completamente diverso. Nel 2014 ha contribuito a trasformare la semplice passione di entrambi in un progetto concreto: nasce SpectraFoto, con quale entrambi si sono dedicati, come fotografi free lance, alla fotografia di eventi, rassegne e festival musicali, oltre che di spettacoli teatrali e musical non solo su Napoli ma anche sul territorio campano e nazionale. A tale passione della fotografia, dal 2016 ha unito anche un’altra sua passione: raccontare, non solo con le immagini ma anche con le parole gli aspetti più salienti della carriera degli Artisti fotografati, le recensioni del concerto stesso, in alcuni casi correlandole con brevi interviste.

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