Maturità artistica ed esibizione da ricordare, Dargen D’Amico lascia senza parole al Lanificio 25

Dargen D’Amico non ha bisogno di presentazioni. Dopo aver scritto alcune tra le pagine più belle della storia dell’hip-hop italiano con il collettivo delle Sacre Scuole, si è lanciato in un universo artistico completamente nuovo, plasmando un genere che possiamo definire cantautorap. A 19 anni, proprio con le Sacre Scuole, ha dato parole e voce a testi come Stato alterato di coscienza (strofa sull’eroina) o Tempo critico, e adesso il suo lavoro ha acquisito una maturità impressionante, dopo una ricerca evidente anche nella produzione delle basi musicali, oltre che nella composizione letteraria dei testi.

Dargen D’Amico torna su un palcoscenico napoletano non per presentare un disco nuovo, ma per riportare in concerto i suoi primi due lavori solisti: Musica senza musicisti del 2006 e Di vizi di forma virtù del 2008. Due lavori straordinari che, in occasione del decimo compleanno del primo, trovano di nuovo spazio e forma su un palcoscenico. E che palcoscenico!

Nella cornice del Lanificio 25, dopo l‘opening act, Dargen scherza con il pubblico, intraprendendo anche paradossali e semi-serie discussioni filosofiche con alcuni strani spettatori, ma con reciproci intesa e rispetto. Intanto, oltre il divertimento, fa entusiasmare. Le canzoni storiche ci sono quasi tutte. Qualche pezzo, dice Dargen, è impossibile farlo perché ai tempi non avrebbe mai pensato di doverle portare in concerto, e non ha conservato le basi. Lo spettacolo, personalmente, mi lascia senza parole per la sua bellezza.

Dopo l’ultima canzone e un encore molto lungo, Dargen è uscito fra il pubblico, concedendo a tutti quattro chiacchiere, una foto, un autografo, nonostante l’orario notturno. L’accoglienza del Lanificio, come sempre, è impeccabile, e lo spettacolo ancora di più. Conoscere JD a fine concerto è stato un onore, e così anche poterlo sentire conversare durante il concerto, e dire liberamente.

Dopo questa esperienza, tornare a vedere DD’ in concerto sarà un obbligo morale, e spero che possa essere di nuovo al Lanificio che, dopo il pienone di Tony Tammaro, nonostante la minor densità di pubblico, è stato capace di offrire ancora arte di alto livello.

Dargen, che nel 2015 ha fatto uscire il suo ultimo lavoro D’io, chiude un decennio di grande maturità artistica, e ne apre uno che lascia spiragli eccellenti sui prossimi lavori musicali.

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