A guardare la folla di pubblico al Lanificio per La Maschera, il successo è strepitoso. Il suono ora è più ricco, e Te vengo a cercà anticipa il prossimo cd

A pensare che, più di un anno fa, scoprii La Maschera in un concerto a due passi da casa mia, nel meraviglioso Museo di Pulcinella di Acerra, in mezzo a un pubblico di una trentina di persone al massimo, mi sento fortunato. Fortunatissimo.

Perché ieri c’è stato chi ha fatto una fila sotto la pioggia, per questi semplici e bravissimi ragazzi, e non è riuscito comunque ad ascoltare il concerto, in un Lanificio 25 accogliente e strapieno di spettatori paganti accorsi ad ascoltare Roberto e il suo gruppo, freschi tornati dal Senegal.

Tutto questo successo è strameritato. Quando in un disco di esordio, quasi una scommessa, scrivi e suoni canzoni come La confessione, non puoi non meritare concerti, opportunità nuove, un secondo disco.

E quindi sono felice quando, entrando, pur conoscendo Roberto, Alessandro, Vincenzo e tutto il gruppo, sono praticamente costretto sul fondo della sala per la troppa folla, che canta a voce alta le canzoni de La maschera, tutte quelle di ‘O vicolo ‘e l’allerìa, qualche versione personale di brani della tradizione napoletana e la nuova Te vengo a cercà, scritta con Laye Ba proprio dopo il viaggio in Senegal, di cui ho già parlato il giorno in cui uscì.

Si inizia proprio con Te vengo a cercà (quant’è bella!) e poi una a una le canzoni del primo disco, ‘O marenaro, Gente ‘e nisciuno, Smile on your face, Fujetenne, Amarcord (quant’è bella!), La confessione (l’ho già detto “quant’è bella!”?). Insieme alle loro canzoni, anche Voce ‘e notte, storica canzone napoletana del 1904, e Serenata mareara, oltre che la straordinaria Vesuvio del gruppo ‘E Zezi. 

Dopo oltre un’ora di concerto, il gruppo ci ha salutati con un bis di Pullecenella e di Te vengo a cercà, cantati da tutti, me compreso, che avevo di fianco una coppietta sbaciucchiante che ogni tanto mi fissava con un’aria da: “ma perché questo cant-urla?”. Nelle canzoni mi pare di sentire suoni meno acustici di quelli del disco, musiche più rock, con qualche super-assolo di Morlando alla chitarra. Magari sarà questo sound più ricco a caratterizzare le loro prossime canzoni.

Grazie Lanificio, grazie La Maschera, e auguri soprattutto per il vostro prossimo disco, che a quanto pare uscirà dopo l’estate, anticipato proprio da Te vengo a cercà. Replicare a un disco d’esordio come ‘O vicolo ‘e l’allerìa è impegnativo, ma voi siete davvero bravissimi, e il pubblico di ieri pareva essere d’accordo con me. Per cui: al lavoro! Alla musica! C’è una folla di ascoltatori che vi aspetta.

E aspetta altri concerti come questo.

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