Nanoracconti, la realtà letteraria nata da un’idea di Pietro Damiano, apre la sua rubrica tematica su Terre di Campania. Secondo input: In Vino Veritas

E questione di battute. 250. Gli spazi? Inclusi. Il titolo? Escluso. E poi? E poi sembra impossibile: si sfora, si cancella, si asciuga ed eccolo: il nanoracconto. Però ricorda, non sono stati d’animo, sensazioni, battute o barzellette, sono vere e proprie storie che intrappolano gli autori in una assurda sfida con se stessi e lasciano i lettori dapprima perplessi, poi incuriositi e infine affascinati, fino a diventare loro stessi autori. Ecco la magia dei nanoracconti.

Questo l’incipit dei Nanoracconti, un’idea di Pietro Damiano, che ha trovato in Terre di Campania, la giusta vetrina per promuoversi e dar vita ad una serie di micro storie dedicate alla Campania.

Il tema di questo primo articolo, appartenente alla rubrica dedicata ai Nanoracconti è: in vino veritas.

 

Il segreto sussurrato di Claudia Moschetti

“Annare’, perché non bevi mai?” chiede Ciro. Le sue parole strascicate sanno di rum.
“Ho paura.”
“Di che?”
“Di perdere il controllo, di parlare troppo.”
Ciro guarda l’amica confuso, poi chiude gli occhi. Si addormenta.
“Di dire che ti amo e dimenticarlo.”

 

Il rosso che libera di Vittoria Silviana Iorio

Era nuda. In mano un calice di Fiano. “Ho sete”, disse lui, sdraiato ai piedi del camino. Lei si avvicinò lentamente. Portò il calice in alto e lo lasciò scendere carezzandola. Il seno creò un rivolo da cui lui placò la sua voglia di autenticità.

 

In vino veritas di Ginevra Stroffolino

La serata era allegra e il buon vino rosso riempiva i calici e scaldava la comitiva riunita per il compleanno di G. Lei sentiva che il vino aveva abbassato le sue barriere. Prese coraggio, si alzò e disse: “a G. che è uno stronzo traditore!”

 

Differenze cromatiche di Antonietta Di Napoli

Tití, ma hai mai visto che bella cosa teniamo fuori dalla finestra? Guarda ‘ccá… Guarda che paesaggio, guarda o’ sole mio, guarda o’ mare, guarda a’ butteglia… Uh marò, Titina! Ma com’è che prima era rossa rossa e mo’… È bianca bianca?

 

D’annata di Grimaldi Maria Cristiana

Al solito tavolo, cerco di dimenticarti. Cosa ho fatto? Ti sento attraverso questo calice.
Dolce, sulla punta della lingua, il tuo sapore.
Acide, ai lati, le mie colpe.
Invecchiata, nel cuore, la tua immagine.
Vado; Lascio il conto ai miei demoni.

 

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