I 10 selezionati meritevoli, per il concorso #Nanoracconti, secondo la redazione di Terre di Campania

Abiti in Campania? Non abiti in Campania ma l’hai visitata e ne conservi un buon ricordo? Allora puoi raccontarne le bellezze paesaggistiche, artistiche, culinarie e culturali. Un lungo viaggio nelle Terre di Campania con i Nanoracconti, in 250 battute (spazi inclusi).

È questo l’incipit del contest Nanoracconti: Terre di Campania, ideato da Pietro Damiano e dall’associazione Terre di Campania per promuovere il nostro territorio attraverso due mezzi di grande spessore: i social e la scrittura!

Ma cos’è il concorso #Nanoracconti? O meglio, cosa è stato?

Storie brevi, piccoli racconti, che nascono esattamente per essere condivisi, letti e trovati sui social. Narrazioni in formato mini che, per questo motivo, hanno il complesso dovere di stupire, meravigliare, ed emozionare in pochissime battute.

L’incontro tra i Nanoracconti e Terre di Campania fa sì che l’abilità dei – oramai conosciuti – “Nanoscrittori“, venga messa a servizio del territorio campano, raccontandone le bellezze, le contraddizioni, e tutto ciò che provoca, così stupore e meraviglia.

La redazione di Terre di Campania ha deciso di premiare un vincitore assoluto tra gli oltre 40 #Nanoracconti ricevuti, e di selezionarne – compreso il vincitore assoluto –  dieci meritevoli di pubblicazione sul nostro sito. Ecco dunque i #Nanoracconti:

Primo Premio Assoluto: Davide Castaldo

‘A crisommola scurnòsa (la nascita della “Pellecchiella”)

Se cùnta ca doje fràt, unu cuièt, ‘o munte Somma e chill’ato assaje furiusu, s’afferràïeno pe l’ammore ‘e na femmena scurnòsa. Vampe ‘e rràggia, tarramut e pòvere fùjeno. Pe tramente ‘a perzechèlla, ‘nnànzi a tanta passione, ‘e schòcche rosse facette.

 

 

Secondo posto: Francesca Rosaria Riso

 

Marinando messe

Giungevano zaffate dal mare correndo a nascuarella fra i pini fino al festivo scampanio.

Scendevamo allora leste per l’assolata via lavica e attraversato il santuario, rincasavamo nell’odore delle polpette al sugo, appiccicando di resina le forchette.

Terzo posto: Raffaele Iorio

 

Pulcinella

A ogne omm ‘a maschera soja. L’amai tanto fìnché nun me distrusse. Napul’ è ‘a città de ‘nnammurat e je aggia saputo amà tanto. Ammacchije o rullore cu chesta mascher’ ca’ porta allería. ‘E rise ra gente m’ “acconciano” o core.

 

Quarto posto: Clemente Napolitano

La patata

C’era un muro alla stazione e dietro i vagoni a riposo. I camion li avevano riempiti di iuta. Chiese al suo amore di mettere le mani nel sacco. Quella sera accettò. Scavalcarono il muro, aprirono una porta… quand’uscirono, Genny sapeva di patata.

 

Quinto Posto: Claudia Cuomo

Mano nella mano

La domenica era un giorno speciale. Io, tu e la millecento azzurra ci dirigevamo al porto di Pozzuoli. La mia piccola mano nella tua, guardavamo le barche dondolarsi sulle onde. Sono tornata qui a respirare il mare. Ti penso. Padre sei accanto a me.

 

 

 

Sesto Posto: Teresa Zonzi

La casa di mio padre

Sono rimasta a guardare quella casa che parla d’altri tempi ed altre storie. Ora è il silenzio il vero padrone. È lui che racconta di usci socchiusi e di viaggi lontani. Ed è là che io voglio tornare con un sorriso stampato di pugni presi.

 

 

Settimo Posto: Fortuna La Mura

La merenda da Titina

Strofinava pomodori maturi sul pane duro. La polpa inondava la mollica, i semi sporcavano il grembiule, mangiava la pelle, si leccava le dita, poi un filo d’olio, il sale. La merenda per la spiaggia era pronta.

 

Ottavo Posto: Marisa Pesola

Mele d’ottobre

Le nostre mele annurche formano un tappeto rubicondo. Tra noi c’era il loro sapore farinoso, prima del male che ti portò via. Sull’erba i nostri baci sapevano di frutta e autunno. Non ne mangerò più una, ma ne avrò cura. Custodirò questa terra per te.              

 

 

Nono Posto: Ginevra Stroffolino

Alle terme di Castellammare

Una mano teneva il bicchiere, l’altra stretta a quella di mio padre. Ogni volta mi obbligava a bere un tipo di acqua diversa. Quando mi avvicinai alla fonte sulfurea l’odore intenso mi invase. Lo sento anche adesso. E torno bambina.

 

Decimo Posto: Salvatore Stefanelli

Gita alle grotte di Castel Civita sul Calore

Le acque del Calore fluivano e nudo mi lasciai andare al loro abbraccio. Udii la fragranza del tuo riso. Speravo non mi vedessi, invece, eri lì dietro un cespuglio. Entrati in grotta ci colse un fremito audace e rivedemmo gli altri all’ora d’uscirne.

 

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