Napoli nel cinema, il cinema a Napoli, un binomio che dà sempre affascina registi, attori, sceneggiatori e fruitori. Vi proponiamo una rassegna di film che hanno fatto storia nel cinema portando Napoli sulla soglia del grande schermo

Il cinema è l’opposto della politica: si sa che è finzione ma si può lo stesso raccontare la verità a partire da una storia che tutti sanno essere finta. La politica al contrario pretende di dire la verità, ma poi alla fine è tutto cinema. (Luc Besson)

Napoli nel cinema, il cinema a Napoli, un binomio che dà sempre affascina registi, attori, sceneggiatori e fruitori. Raccontare Napoli attraverso una macchina da presa, narrarla e descriverla in ciascuno dei suoi originali e unici aspetti proiettandola in uno schermo. Sonorità, emozioni, immagini, silenzi e chiassosi rumori.

Tra il 1920 e il 1930 furono prodotte non meno di sessanta sceneggiate, protagonisti  tutti quei personaggi popolari che danno carattere alla città, guappi, scugnizzi, il giovane onesto che si lascia truffare, la buona fidanzata che aspetta, la piccerella, l’uomo d’onore, la madre che soffre cinta dallo scialle nero. Le cornici sono il lungomare, i vicoli, il porto che simboleggia la via per l’America, le feste popolari. Film di non eccelsa qualità questi di inizio secolo, ma non per questo la produzione cinematografica tutta incentrata sul costume partenopeo può dirsi inutile. Il cinema italiano vede in Napoli uno dei suoi principali luoghi di nascita. La Lombardo film, tra le prime case produttrici nazionali, è napoletana. I capannoni erano siti sulla collina del Vomero, calati in una campagna dove spesso ci s’imbatteva in una villa liberty.

Ma quale il rapporto che Napoli ebbe (ed ha) con il cinema, e quello che, invece, ebbe (ed ha) il cinema con Napoli? Costume, folklore, commedia, realismo, satira e denuncia, giallo, una città, una metropoli dagli innumerevoli volti. Abbiamo scelto alcune opere del secolo scorso che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema e della napoletanità, provandone a designarne i tratti. Vi proponiamo una rassegna, per ovvie ragioni parziale e ristretta al secolo scorso, svincolata da qualsivoglia ambizione di critica cinematografica, ma diretta e incentrata sui film e sul loro obiettivo comune, ovvero quello di indagare tra le infinite pieghe di una delle città italiane più antiche e complesse. Un breve elenco di film le cui trame fungeranno da proposta e invito alla loro visione. Giudizi, commenti, opinioni, analisi e confronti, son lasciati a lettori e soprattutto spettatori.
Buona visione.

Il Costume: L’oro di Napoli (1954)
Regia: Vittorio De Sica; film a episodi: Il Guappo, Pizze a credito, I giocatori, Teresa, Il professore, Il funeralino; produzione: Ponti e De Laurentiis; interpreti: Totò, Pasquale Gennaro, Lianella Carell, Sophia Loren, Paolo Stoppa, Giacomo Furia, Alberto Farnese, Luciano Rondinella, Vittorio De Sica, Pierino Bilancioni, Silvana Mangano, Erno Crisa, Eduardo De Filippo, Tina Pica, Gianni Crosio, Teresa de Vita.
Il celebre film è tratto dall’omonimo libro di racconti scritti da Giuseppe Marotta, diviso in episodi e più di ogni altro riuscito a raccontare, e interpretare, il costume napoletano: una pizzaiola cerca faticosamente un anello che scoverà in una pizza, un nobile (Vittorio De Sica) è costretto a sfogare il vizio del gioco, che l’ha rovinato, in partite con un ragazzo, un “professore” (Eduardo De Filippo) dona preziosi consigli a chi glieli richiede, un uomo che ha spinto al suicidio la sua ragazza, per scontare, sposa una prostituta, un “pazzariello” (Totò) è costretto a subire le prepotenze d’un guappo.

Vinit vinit ca s’ magn e non s’ pav
(Sofia, la pizzaiola “Pizze a credito”)

Il Folklore: Io speriamo che me la cavo (1992)
Regia: Lina Wertmüller; soggetto: Marcello D’Orta; sceneggiatura: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Alessandro Bencivenni; interpreti: Paolo Villaggio, Isa Danieli, Paolo Bonacelli, Maria Confalone, Giorgio Morra, Ciro Esposito. Per via di un errore un docente ligure viene assegnato in una scuola elementare napoletana, nella quale incontra innumerevoli difficoltà di adattamento, problemi sociali, carenze culturali ed educative, ma nonostante le avverse circostanze riesce non solo a farsi amare dai suoi alunni ma anche a strapparli dalla strada.

Al Nord il maltempo è sempre cattivo, piove e nevica sempre, le persone si svegliano umide.

La Commedia: Ricomincio da tre (1981)
Regia: Massimo Troisi; interpreti: Massimo Troisi, Lello Arena, Fiorenza Marchegiani, Deddi Savagnone, Lino Troisi, Renato Scarpa. Gaetano, giovane napoletano, decide di lasciare la sua famiglia. Vuole ricominciare da tre perché stando alle sue considerazioni un paio di cose buone nella vita le ha fatte e non intende rinunciarvi. Giunto a Firenze, s’innamora di Marta e dopo vari ripensamenti accetta di fare da padre al figlio che attende la donna e che con ogni probabilità non è suo.

 

Gaetano (Massimo Troisi) e Lello (Lello Arena)

Chello ch’è stato è stato… Basta, ricomincio da tre.
Da zero.
Eh?
Da zero: ricomincio da zero.
Nossignore, ricomincio da… cioè… Tre cose me so’ riuscite dint’a vita, pecché aggi’a perdere pure chelle? Aggi’a ricomincià da zero? Da tre!

Così parlò Bellavista (1984)
Regia: Luciano De Crescenzo; interpreti: Luciano De Crescenzo, Renato Scarpa, Isa Danieli, Lorella Morlatti, Geppy Gleijeses. Un dirigente milanese dell’Alfasud viene accolto con nutrita diffidenza all’interno di un condominio napoletano, ma l’incontro con il prof di filosofia Bellavista sbloccherà totalmente l’impasse, stravolgendo non poco la vita del dirigente.

La verità è, signora, che il vero bisogno dell’uomo di oggi è questo di buttare e comprare, buttare e comprare, perché questo è il consumismo. Questo è l’origine di tutti i nostri guai. (Bellavista)

Il Giallo: Mi manda Picone (1983)
Regia: Nanni Loy; interpreti: Giancarlo Giannini, Lina Sastri, Clelia Rondinella, Carlo Croccolo, Armando Marra, Aldo Giuffré. Picone, camorrista che si spacciava per operaio dell’Italsider, svanisce con l’ambulanza che l’ha soccorso. Quando il disoccupato Salvatore, assistendo la moglie del delinquente nelle ricerche, pronuncia la celeberrima frase del titolo, gli porgono del denaro, aprendo così nuovi interrogativi sullo scomparso. Fino a quando, non riuscendo a venire a capo degli intrecci, anche Salvatore sparisce avvalendosi dell’identico trucco di Picone.

Che cos’è l’amianto? L’amianto è quella cosa che, quando ci va il fuoco vicino, invece di bruciare, va in culo a me. (Salvatore Cannavacciuolo)

Il Realismo: Napoli Milionaria (1950)
Regia: Eduardo De Filippo; interpreti: Eduardo De Filippo, Leda Glori, Delia Scala, Totò, Carlo Ninchi, Dante Maggio, Gianni Glori, Titina De Filippo, Laura Gore, Mario Soldati, Aldo Giuffré, Giacomo Rondinella, Carlo Giuffré. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la famiglia Jovine tira vanti come può e quando Gennaro, prigioniero in Germania, ritorna a casa sorprende la moglie che si è arricchita con la borsanera, il figlio è ladro e la figli incinta: solo la malattia dell’ultima figlia e le avversità nel procurarsi la penicillina impongono tutti alla riflessione sui veri valori dell’esistenza.

Adda passà à nuttata. (Gennaro Jovine)

La Denuncia: Le quattro giornate di Napoli (1962)
Regia: Nanni Loy; interpreti: Domenico Formato, Regina Bianchi, Peter Dane, Frank Wolff, Jean Sorel, Lea Massari, Gian Maria Volonté, George Wilson, Pupella Maggio, Luigi De Filippo, Enzo Cannavale, Rosalia Maggio. 28 settembre 1943: il popolo partenopeo insorge contro l’occupazione nazista e in soli quattro giorni riesce a sconfiggere i tedeschi costringendoli alla ritirata prima dell’arrivo delle truppe alleate.

Noi la guerra non la facciamo per uccidere la gente. (La sentinella)

Le mani sulla città (1963)
Regia: Francesco Rosi; interpreti: Rod Steiger, Salvo Rondone, Guido Alberti, Angelo D’Alessandro, Carlo Fermariello, Marcello Cannavale. L’imprenditore edile Eduardo Nottola, consigliere comunale di destra a Napoli, e candidato per diventare assessore, brama grandiose speculazioni. Il crollo di una sua casa lo arresta: sacrifica il figlio, cambia partito, viene eletto e l’arcivescovo benedirà l’inizio dei suoi lavori.

Quello è l’oro oggi. E chi te lo dà? Il commercio? L’industria? L’avvenire industriale del Mezzogiorno, sì! Investili i tuoi soldi in una fabbrica: sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto cu sti’ cose! (Eduardo Nottola)

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

2 pensieri riguardo “Napoli nel cinema. I film come carta d’identità

Commenta