Un buon esordio quello di Capitan Napoli, costola partenopea dell’universo dei Capitani Italiani ideato da Fabrizio Capigatti. Una storia di rivalsa tra le cui tavole si respira l’aria del capoluogo campano.

Cosa sono i supereroi se non risolutori straordinari di problemi spesso fin troppo reali? In una Napoli funestata da corruzione e inquinamento fanno la loro comparsa figure mascherate, vigilanti chiamati loro malgrado a combattere le tante ingiustizie facenti ormai parte del vivere quotidiano degli abitanti della città.

La vita del giovane pugile Nino è stata stravolta dalla recente morte del suo migliore amico Filù, barbaramente ucciso durante dei tafferugli allo stadio. Katerina è una cantante neomelodica la cui principale fonte di reddito sono le esibizioni ai matrimoni della camorra. Entrambi ottengono, loro malgrado, superpoteri derivati dal contatto con scarti tossici. Responsabile degli sversamenti è il sindaco De Andrea, giunto ai vertici dell’amministrazione comunale facendo leva sulla sua azienda, Nuova Oasi, una società di smaltimento nel cui operato si riconosce chiaramente la lunga mano della criminalità organizzata.

La neonata serie di Capitan Napoli si inserisce nel progetto dei Capitani Italiani ideato da Fabrizio Capigatti, che conta già diverse incarnazioni dedicate ad altre città della penisola, come Capitan Venezia, Capitan Padova e La Lupa.
Soggetto e sceneggiatura sono curati da Antonio Sepe, che ha scelto di mettere al centro del fumetto il capoluogo campano: personaggi, ambientazioni e perfino linguaggio risultano assai fedeli alla realtà, forse troppo: se infatti gli spunti a fatti di cronaca a lungo discussi e problematiche già incise nell’immaginario collettivo accelerano il senso di appartenenza, finiscono anche con indebolire la sensazione di trovarsi di fronte a un prodotto veramente originale. L’autore risulta comunque convincente, in particolare sulla gestione dei diversi atteggiamenti degli eroi di fronte ai loro nuovi poteri.

Al disegno si alternano Pasquale Qualano, Vincenzo Carratù, Claudio Avella e Alessandro Miracolo. La presenza di tante mani rende il disegno a tratti disomogeneo, ma nel complesso il livello artistico si mantiene alto, con un tratto pulito e molto dinamico. Grande cura poi nella realizzazione degli sfondi, da cui si affacciano alcuni dei luoghi più riconoscibili della città; i colori di Alessandra Beccaglini e Adele Matera sono vivaci senza risultare innaturali, creando un’ottima alchimia con l’atmosfera del fumetto che, pur essendo certo seria, riesce a mantenersi lieve, fresca, anche grazie a scelte molto azzeccate nel character design, ben legato al contesto urbano, realistico e funzionale.

Il primo volume di Capitan Napoli getta dunque basi solide per un impianto narrativo dall’ottimo potenziale, sostenuto da un team di artisti di grande talento e un forte amore per la città. Per saperne di più sul progetto, ricevere aggiornamenti e acquistare il primo volume di Capitan Napoli, si rimanda al sito ufficiale e alla pagina Facebook.

Antonio Vangone (1995) studia per diventare odontoiatra, legge e scrive quanto può. Finalista al Premio Raduga 2017, suoi racconti sono apparsi su Pastrengo, Firmamento, Storie Bizzarre e altre riviste letterarie.

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