Napoli Milionaria!, la commedia di Eduardo De Filippo, un manifesto di speranza che racconta il segreto di Napoli: la generosità.

1945 Napoli.

Poche settimane prima della Liberazione mi affacciai al balcone della mia casa di Parco Grifeo, e detti uno sguardo al panorama di questa città martoriata: così mi venne in mente la commedia e la scrissi tutta d’un fiato, come un lungo articolo sulla guerra e sulle sue deleterie conseguenze.

Quella che sembra una semplice dichiarazione, rilasciata da De Filippo a Sergio Lori de “la Stampa”, racchiude in realtà la chiave di lettura di un’intera opera, Napoli Milionaria! .

La commedia, che ha rappresentato la svolta personale e professionale di Eduardo, si palesa sin dal progetto come un vero e proprio lavoro d’inchiesta. Irrompe per la prima volta, sulle scene del teatro italiano del Novecento, la necessità di rappresentare la realtà, seppure lacerata, così come si manifesta.

Si aprono le ante del balcone della vita. Eduardo, intento a far luce sulla realtà storica, si affaccia invece sul buio delle atrocità che colpiscono Napoli e mettono in ginocchio il mondo intero. Questo è il paradosso della commedia, filo conduttore dell’intera storia, costruita da De Filippo intorno alle vicende che coinvolgono la famiglia Iovine; Gennaro Iovine, Donna Amalia, i loro figli e gli altri personaggi, anche nei tratti volutamente marcati, non differiscono dalle persone che realmente avremmo potuto incontrare nei quartieri napoletani del tempo. Di certo non è diversa la situazione di degrado in cui verte la città; la smania di arricchirsi per vie illegali, la “borsa nera”, l’abuso dei soldati americani sulle giovani donne napoletane.

Io so’ turnato e me credevo ‘e truvà ‘a famiglia mia o distrutta o a posto, onestamente. Ma pecchè?… Pecchè io turnavo d’a guerra … Invece ccà nisciuno ne vò sentere parlà.

Il paradosso di questa rivoluzionaria commedia, si arricchisce con l’impossibilità di Gennaro, reduce di guerra, di raccontare ciò che egli ha realmente vissuto. De Filippo evidenzia questa incapacità attraverso una differenza linguistica tra Gennaro (ormai contaminato dal mondo) e gli amici del quartiere che non riescono ad interessarsi alla storia, soprattutto se raccontata in italiano.

A queste atrocità, quasi come contrappasso, si aggiunge la malattia della figlia più piccola di Gennaro.

La commedia ha perciò tutti i requisiti per trasformarsi in vera e propria tragedia. E allora quale elemento evita l’orrore e il grigiore? Probabilmente il gesto di generosità del vicino Riccardo, che cede il medicinale indispensabile per la salvezza della figlia, nonostante fosse stato in passato spogliato di ogni bene da Donna Amalia.

Probabilmente però il vero barlume di speranza si rifugia nelle parole finali di Gennaro, diventate ormai quasi un motto, Adda passà ‘a nuttata”!

La nottata, la malattia, non soltanto della figlia, non soltanto della famiglia Iovine. La notte di Napoli, del mondo, un’oscurità che forse, in questa lungimirante commedia, è stata sbaragliata.

 

 

 

Studentessa di Lettere Moderne alla Federico II. Divoratrice di serie Tv e film di ogni genere. Nostalgica di epoche che non ho vissuto.

2 pensieri riguardo “Napoli Milionaria!: Eduardo De Filippo e l’impossibile racconto di guerra.

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