Napoli Velata è l’ultimo attesissimo lavoro del regista turco Ferzan Ozpetek. L’omaggio ad una città e ad una cultura che ha trasportato sul grande schermo.

Napoli Velata non è altro che la percezione che ognuno di noi potrebbe avere nel visitare questa intrigante città del sud. La trama del nuovo film di Ferzan Ozpetek si dipana attraverso la vita di Adriana (Giovanna Mezzogiorno), medico legale, che per un caso fortuito lega la propria vita a quella di Andrea (Alessandro Borghi).

Le ambientazioni di esterni ed interni si avvicendano, come gli umori festanti e cupi. Indimenticabile la scena iniziale in cui viene ripreso l’interno del palazzo sito a via Filangieri.

La famosa scala in stile liberty del palazzo Mannajuolo, più volte vista da prospettive differenti, è un enorme occhio elicoidale che accompagna la nostra mente verso l’ignoto, il mistero.

Costantemente alla ricerca di qualcosa, di una verità su se stess, l’irrazionale spinge la protagonista ad affidarsi ad una presunta medium nella speranza di avere certezze. Informazioni sul suo presente che la confonderanno ancora di più, accentuando il malessere che si porta dentro da anni ma che, una volta giunta alla comprensione dello stesso, potrà liberarsene. Voltare pagina è quello che le augurano tutti gli altri “teatranti”. Pasquale (Peppe Barra), zia Adele (Anna Bonaiuto), l’amica Catena (Luisa Ranieri) e Rosaria (Maria Pia Calzone). Di restare ancorata alla finzione, invece, è quello che le chiede il personaggio ambiguo di Luca, fratello gemello di Andrea.

Il doppio, l’enigma, il dubbio, l’eros e il passato traumatico sono tutti ingredienti tipici dei film di Hitchcok, alla quale Ferzan Ozpetek si rifà notevolmente. In Napoli Velata però, le vicende umane passano in secondo piano.

Si è catturati, infatti, dalla bellezza senz’anima di questa città che nello sfogo di Adele diventa natura matrigna che odia, imbroglia, attanaglia gli esseri umani senza amarli come dovrebbe fare una madre benevola. Una città che si mantiene in piedi a stento ma che sa ferire tanto.

Allo stesso tempo però avvince, divampa in passione e gioia, incuriosisce ed alimenta speranze. Una Napoli in cui tra passato e presente è sempre l’amore che viene cercato in modo smisurato e fatale. Dove la sacralità della nascita viene beffeggiata con la figliata dei femminelli, simbolo di una Napoli che accoglie e unisce nonostante le differenze.

L’occhio regalato a Domenico, padre della protagonista, è lo sguardo del regista, ammaliato dalla genuinità e dalle tante contraddizioni e misteri che non per forza devono essere svelati.  La bellezza sta in quel velo sottile che divide realtà e finzione, quel sipario che si apre a metà per spiegarci che l’arte non ha bisogno di essere capita ma vissuta. Come il Cristo velato ha il suo punto di forza nel sudario, cosi’ la vita (e Napoli) deve essere morsa senza rimpianti e a pieni sorsi bevuta.

 

 

 

Nasco a Napoli nel 1981 e cresco con la passione per le arti e con una curiosità viscerale del mondo, inculcatami sin da piccola dai miei genitori. Nel 2000 mi classifico al secondo posto nella sezione narrativa per il premio città di Salerno. . Iscritta al Circolo Letterario Anastasiano, ho pubblicato per il Verso Verde una poesia dal titolo ”Residui d’Irpinia”. Ho collaborato con il giornale Dream Magazine come fotoreporter per la mostra SEVEN, svoltasi a villa Vannucchi nel 2011. Laureata in lettere moderne, insegno, con gioia e pazienza, nella scuola media.

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