Neapolitan sound è la rubrica musicale di Terre di Campania dedicata ai cantautori partenopei e campani. Primo appuntamento: Maldestro

“Ho la coscienza a posto, ma questo non mi basta” (“sopra al tetto del comune” 2013)

La prima volta che ho sentito Maldestro cantare è stato al Vomero, in un noto club napoletano, il Cellar Theory. Credo fosse la primavera del 2016. Eravamo lì per una rassegna di cantautori, ognuno con la sua chitarra a presentare le proprie canzoni. Quasi una forma di resistenza per chi prova a raccontare storie attraverso le canzoni. Lui era l’ospite della serata. Non era ancora il Maldestro dell’Ariston, del premio della critica “Mia Martini” della menzione speciale del “Premio Lunezia” del secondo posto nella categoria Giovani con “Canzone per Federica”, ma era già molto conosciuto; soprattutto nel melieu musicale. Era lì, con il suo bicchiere di vino e la voglia di passare una serata tranquilla. Era solo Antonio. Lo stesso schivo ragazzo cui è toccato in sorte di portare un cognome importante e crescere nella periferia nord di Napoli. Lo stesso che, fin da ragazzino, prova ad alimentare le sue due passioni: la musica e il teatro. Per provare a raccontare storie, descrivere il presente ed esorcizzare il quotidiano. Che spesso è duro, complesso e cammina sul filo. Storie di conflittualità ed impegno. Di amore e di rivoluzione. Come la canzone che nel 2013 gli apre le porte dei più importanti premi italiani di settore, “sopra al tetto del comune”.

Premio Ciampi, Premio De Andrè, Premio SIAE, Premio AFI, Musicultura 2014. Un esordio prorompente ed un album, “Non trovo le parole”, capace di tenere dentro irrequietezza e emozione. L’imprinting del cantautore. Ed è quello che porta Maldestro a partecipare ad AreaSanremo e approdare al Festival della canzone Italiana tra le “nuove proposte”. Quel suo essere fuori dagli schemi dei talent, una voce utile a raccontare più che a cantare, sono stati il suo cavallo di troia nel mainstream sanremese. La ribalta nazionale ed un nuovo album (“I muri di Berlino” ndr) portato in giro per tutto lo stivale con collaborazioni importanti e tante soddisfazioni, hanno portato Maldestro ad essere tra le più promettenti proposte del panorama musicale italiano.

Sempre a modo suo, con un pizzico di imbarazzo e la voglia di raccontare del cantautore old style, anche non andando immune da critiche (come ormai tutto la produzione cantautorale italiana, troppo paragonata ai “mostri sacri” della musica d’autore e troppo impegnata a trovarne gli emuli che a farci i conti). Non è ancora chiaro cosa colpisca, forse proprio questo suo dualismo con Antonio e le sue esperienza, che fanno da base empirica alle canzoni di Maldestro. Intanto, noi restiamo in attesa delle storie di amore, rabbia e impegno che vorrà ancora raccontarci.

Donato Barbato, classe 1985, laureato in giurisprudenza si divide tra la carriera forense e la passione per la musica, l'impegno sociale e la scrittura con due punti di riferimento Rino Gaetano e Gianrico Carofiglio

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