Un connubio di musica elettronica e cantautorato per una canzone intensa e spietata

Dal ventre di Napoli, da uno dei suoi quartieri più antichi e affascinanti, la Sanità, si leva la voce vigorosa e intensa di Enzo Colursi, una delle voci de “Le isole minori settime” che dal 2017, con il singolo La linea d’orizzonte,  ha dato avvio ad un progetto innovativo e sperimentale, che nella fusione armoniosa di cantautorato e musica elettronica, mostra molteplici potenzialità espressive. LUK è il nome scelto dal cantautore ventisettenne per questa nuova fase della sua produzione artistica. Un nome che rivela le radici musicali dell’autore: Luk è infatti il titolo di una canzone di Lucio Dalla, artista che rappresenta una fondamentale fonte d’ispirazione e un mentore ideale per Colursi.

Il nuovo singolo di LUK, “Non è il momento“, registrato da Michelangelo Bencivenga e Massimo De Vita presso lo studio “Le Nuvole” di Cardito, è stato pubblicato il 5 febbraio, accompagnato da un video di Alessandro Freschi, che ha riscosso in pochi giorni un notevole successo da parte del pubblico di YouTube. Rappresenta un di quei brani che non possono lasciare indifferente l’ascoltatore, che riescono, fin dalle prime note, a insinuarsi lentamente nelle pieghe dell’anima, fino a raggiungere gli angoli più bui e reconditi, dove si annidano ossessioni, bisogni ancestrali e istinti sommersi. Come certi pensieri che nel silenzio della notte sembrano gridare e penetrano, implacabili,  nei labirinti della mente, così LUK con questo brano ci costringe, con la delicatezza propria della musica, a guardare dentro di noi, a scendere negli abissi più profondi senza paura.

Una canzone spietata e intensa che sembra guardare negli occhi l’ascoltatore, grazie ad un testo di notevole spessore e sensibilità, che s’innesta su pattern elettronici, riuscendo a creare atmosfere avvolgenti e mai scontate, sia nella forma che nel contenuto. La struttura del brano, infatti, è atipica, poiché manca un ritornello. Questa caratteristica sembra dilatare e moltiplicare la sua forza espressiva, rendendolo capace di  dischiudersi sempre a nuovi significati e di offrire nuove possibilità di lettura ad ogni ascolto. “Non è il momento” racconta di un amore violento, di “guerre in divenire”, di passioni che ardono nel cuore fino a bruciarlo, fino ad autodistruggersi. La tenerezza è presente come prospettiva irrealizzata, nello spazio del rimpianto, fra ciò che sarebbe potuto essere e ciò non è stato.

Avrei dovuto dedicarti stelle di cartone, rubarti le risate di ogni finto carnevale.

Le modulazioni lente e calibrate della parte iniziale, creano un tappeto ritmico in cui i synth delineano atmosfere insinuanti e avvolgenti che trasportano piano l’ascoltatore nel cuore della canzone, fino ad aprirsi, gradualmente, ad un ritmo più sincopato, in un crescendo di intensità emotiva e musicale. Come un fiume in piena che irrompe in una tranquilla vallata, la batteria di Massimo de Vita, infrange le ritmiche lineari, per costruire un nuovo scenario sonoro.

Un’inquietudine profonda e strisciante sembra avvolgere tutto il brano, mostrando i suoi segni sul volto della protagonista del video (Clotilde Citino), che subisce una lenta deformazione, a partire dalle labbra, come se le parole, nella loro autentica potenza espressiva, nella loro spietata e talvolta cruda sincerità, lasciassero delle cicatrici visibili sul viso, che altro non sono se non i segni di un “amore criminale”, di un amore incapace di vedere con occhi limpidi l’altro, incapace di vivere se non consumandosi e ardendo del suo stesso fuoco. L’unica fine possibile per un amore così è una fine tragica, che paradossalmente diventa l’unica salvezza possibile.

“Ti sparerò perché ho deciso che non posso più morire, perché poi sostanzialmente non ho altro a cui pensare.”

“Non è il momento” farà parte del primo disco di LUK, che è in fase di scrittura.

Nata nel ’97 a Bologna, mi sono trasferita da bambina in un paesino dei Monti Lattari. Grazie alle persone che ho incontrato, ho iniziato ad amare questa terra meravigliosa, troppo spesso vista attraverso la lente del pregiudizio. Sono appassionata di letteratura, fotografia e arte, in tutte le sue manifestazioni. La lettura del libro “In viaggio con Erodoto”, di Ryzdard Kapuscinsky, mi ha insegnato il valore e la bellezza della diversità. Studio arabo e inglese presso la facoltà di mediazione linguistica e culturale.

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