Il musical Notre Dame de Paris è arrivato anche a Napoli, emozionando gli spettatori.

Il 25 aprile è stato un giorno importante. Non perché magari durante quella giornata era prevista un’eclissi solare o cose simili, ma perché ho realizzato un sogno che avevo serbato in me da quando avevo 5 anni. Dal 21 al 26 aprile la nostra città partenopea è stata una delle città che ha ospitato il musical Notre Dame de Paris, più precisamente al Palapartenope, quartiere Fuorigrotta. Lo spettacolo che ho avuto modo di vedere è stato quello serale, delle 21:00. Quando stavo per mettere piede nella struttura, avevo volto lo sguardo sui cartelloni che ritraevano i colori e i volti degli attori/cantanti/ballerini del musical, e ancora non riuscivo a capacitarmi di quello che avrei visto di lì a poco. Con l’ansia di arrivare in ritardo e la fretta che faceva da padrona, mi sono seduta nell’ottava fila, settore A, posto 15, con il mio zaino sulle gambe e il giubbotto di pelle sulla sedia. Aspettavo trepidante che il Palapartenope si riempisse in fretta, pensando pessimisticamente che lo spettacolo sarebbe iniziato con un ritardo sconcertante, ma per fortuna si è concesso solo una manciata di minuti in più rispetto all’orario ufficiale, ed ecco che una magnifica scenografia, che avevo potuto osservare solo tramite lo schermo del mio pc, si parava dinanzi ai miei occhi, ancora sconvolti.

Il primo atto si è aperto sulle note de: “Il tempo delle cattedrali”, cantata dallo storico interprete Matteo Setti, rappresentante il poeta-narratore Gringoire dal 1998, anno in cui il musical ha messo piede in Italia. Poco dopo scorgo una figura inquietante la cui ombra scende dalla “cattedrale”: è Frollo, l’antagonista principale, interpretato da Vittorio Matteucci. Ma il palco viene di lì a poco sopraffatto dalla bellezza naturale di Lola Ponce, storica interprete della zingara Esmeralda. Fatta eccezione per il personaggio di Clopin (leader dei “clandestini” zingari), interpretato da Leonardo Di Minno, e per Fiordaliso, dalla giovane Tania Tuccinardi, il cast era quello originario, compresi i personaggi di Febo (Graziano Galatone) e Quasimodo (Giò Di Tonno), lo sfortunato gobbo.

La trama è quella del romanzo di Victor Hugo del 1831, e riprende fedelmente i personaggi, le loro storie, i loro caratteri … e i dettagli. Fondamentalmente è una storia d’amore, struggente, specie perché non corrisposto. Della bella (e giovanissima) zingara Esmeralda si innamorano tre figure maschili: il prete Frollo, il quale è distrutto per questo sentimento, che non dovrebbe nemmeno esistere in un uomo di Chiesa; Febo, un giovane capitano, che la desidera; e infine Quasimodo, il campanaro, il gobbo, l’unico che provasse per la giovane un reale e puro sentimento d’amore. Dopo molteplici vicissitudini, la zingara viene impiccata, e Quasimodo si adagia al suo corpo, lasciandosi morire. Al termine della drammatica canzone finale, l’intero pubblico si è alzato commosso, applaudendo il magnifico cast per diversi minuti. Il musical Notre Dame de Paris mi ricorda e ci ricorda, che l’arte, quella vera, è dura a morire. Uno spettacolo iniziato quasi venti anni fa, riesce tuttora ad emozionare come non mai, a fare sold out, e questo in tutte le città che hanno avuto l’occasione di ospitarlo. Se mai si dovesse rifare un tour del genere, io invito tutti, anche coloro che magari potrebbero trovare pesante una trama così intrisa di dolore, ad ammirare uno spettacolo così meraviglioso, che altro non è, che pura arte.

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