Rocco Hunt, il suo ritiro, e le nuvole in un giorno che ha bisogno di tornare buono.


“Caro amico, quanto tempo che è passato
dai giorni insieme alle medie
quante sedie che ho lasciato.”

Quando ero piccolo, non ero molto bravo a parlare correttamente il napoletano. Semplicemente, non lo usavo mai. Ricordo che cominciai ad usarlo, e ad amarlo, assieme ai miei amici, ai tempi delle scuole medie. Ricordo anche che ci divertivamo a sfidarci per decretare chi fosse più capace a rappare meglio su vecchie basi, o a coverare le canzoni di quegli anni. Fu così che scoprii O’ mar e o’ sole. Fu così che scoprii Rocco Hunt e Clementino.

È per me difficilissimo strutturare quest’articolo, soprattutto perché ho sempre inteso sia RH che il buon vecchio Clemente come due vecchi amici di scuola, di cui ogni tanto spulci il profilo Facebook solo per scoprire cos’hanno fatto di nuovo, nella speranza di rivedersi, un giorno.

Leggere che Rocco abbia deciso di mollare mi ha gettato sotto una doccia freddissima. Mi ha fatto capire come in alcuni casi persino le idee, oltre che i progetti, possano morire.

Leggere di una mancata libertà e percepire soffocamento nelle parole di un artista sono due tra i più grandi dispiaceri nel mondo dell’arte. Ed è così, infatti, che l’arte muore. L’arte muore in un artista forzato, in un album non realizzato; l’arte muore quando l’oppressione supera la tua volontà di creare.

Ed io, noi, il pubblico, dove ci poniamo?


“Ti ricordi? Ascoltavamo insieme tutti gli idoli
li stessi che attualmente mi chiedono il featuring.”


Noi siamo quelli che ricordano. Perché sì, io me lo ricordo Rocco Hunt, e ricordo Nun C’ Sta Paragon, così come ricordo RH Positivo. Non dimentico le collaborazioni con Machete, e tengo a mente pure tutte le hit, vecchie e nuove, o il concerto che ho visto nel 2014 (o giù di lì, la memoria purtroppo inganna), e tutta la miriade di concerti che ci sono stati fino a qualche giorno fa.  

Ma soprattutto, il nostro compito, in quanto pubblico, è quello di rispettare una scelta che mai potremo comprendere a pieno.


“Attento a ciò che sogni, potrebbe avverarsi.
Se un sogno diventa un incubo è meglio svegliarsi.”

Cosa spinge un artista a mollare? Cosa gli fa perdere la volontà, e cosa gli tappa la fantasia? Ogni risposta è ignota, personale, ed in ogni caso dolorosa. Penso, però, che un bravo autore, in particolari momenti, riesca addirittura a guardare nel futuro del suo essere, e a percepire ciò che potrebbe sentire, in un giorno lontano. Ed ecco che, ad esempio, un brano come La mia ispirazione di Salmo e dello stesso Rocco – sul beat di Fritz Da Cat – assume tutt’altro valore, e acquista un sapore diverso. Ecco perchè lo scelgo per raccontarvi, attraverso gli estratti di testo che contornano l’articolo, una figura così interessante nel panorama musicale italiano.

Quello che credo sia giusto augurare a Rocco Hunt è una ripartenza degna di questo nome, e che non verta solo a regalare al pubblico nuova musica. La ripartenza, certe volte, deve comprendere anche un cambio di pista, un nuovo inizio, e nuovi mezzi.

Parliamo di un professionista adulto, che è cresciuto assieme alla sua musica, e che ora ha solo che da scegliere un nuovo bersaglio, e riscoprire la voglia di imbracciare il fucile per colpirlo. Sarebbe bello, per noi e per Hunt, se lui si riscoprisse davvero come figura ancor prima che come artista. Sarebbe bello se riscoprisse le sue (indubbie) capacità, e gli auguro davvero di ritornare ad usarle liberamente.

La libertà fa di un uomo, un artista.

Gli auguro, in ultima istanza, di prestar fede ai suoi ricordi, e a quelli che ha generato nella sua schiera di affezionati. La speranza, infatti, si riacquista anche tramite il ricordo di una felicità da riacchiappare, e vale la pena tentarle tutte pur di riuscirci. Se poi non è lì che troverà la felicità, allora gli auguro almeno di essere in pace con la musica, grande amica di tutti.

Che sia solo un ‘arrivederci’, o che si tratti di un vero e proprio addio, ciò che conta è il modo in cui la musica ci circola nei ventricoli. E chi lo ha sentito, nel corso degli anni, lo sa: RH è stato davvero positivo.


“Caro amico ti saluto, scusa per lo sfogo.”

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