Nun è over, primo brano del progetto PENK. Quando le distanze si dissolvono nella musica: storia di un amore impossibile

PENK, nato da un’idea di Manuel Pippus, è un progetto che unisce energie, abilità, talento e passione di diversi artisti napoletani. Una sorta di collettivo liquido, un altro tassello che si inserisce nel ricchissimo panorama musicale campano. PENK singnifica cinque nell’antica lingua indoeuropea. Già nel nome, una dichiarazione d’intenti: Il desiderio di raccontare sentimenti ancestrali, qualcosa di antichissimo e profondo, attraverso cinque brani scritti da Manuel Pippus e interpretati da cinque cantanti, ciascuno con una propria personalità artistica ben definita.


La prima traccia, cantata da LUK (Enzo Colursi) è stata pubblicata il 28 aprile, accompagnata da un video, realizzato da Alessandro Freschi, che nei giochi di luci e ombre, nei chiaroscuri, con uno stile minimale riesce a tradurre in immagini le sensazioni evocate dalla canzone. “Nun è over” racconta di un amore a distanza, con tutta la malinconia, la tenerezza, la vibrante passione che pervade un addio doloroso ma necessario. Nello spazio di una canzone, le distanze si dissolvono ed è possibile ritrovarsi, ricongiungersi, per qualche istante, fino a sfiorarsi, proprio come i due protagonisti del video che si cercano, si guardano negli occhi, sono vicinissimi, eppure separati da un velo, un velo che racchiude simbolicamente centinaia di chilometri e che li porta, infine, a prendere direzioni opposte.

Il brano, registrato presso lo Studio rt73, ha visto la partecipazione di Vittorio Maggesi e Paci Ciotola per gli arrangiamenti e di Giovanni Nebbia per il mastering. Il vibrante ground sonoro che segna l’attacco del brano, crea modulazioni avvolgenti in grado di conquistare in pochi secondi l’attenzione dell’ascoltatore, trasportandolo nelle viscere di quest’amore impossibile, in un delicato equilibrio tra i loop lenti dei synth e i ritmi pulsanti della drum machine che sembra scandire uno ad uno i chilometri, i metri, i passi che separano i due amanti. Su questo tappeto melodico si muove la voce profonda, vigorosa di LUK che, grazie all’intensità del testo e alla fluidità dei pattern elettronici, contribuisce a creare un’atmosfera di notevole potenza espressiva. Impossibile non lasciarsi coinvolgere nell’intrecciarsi di musica e parole, nell’affascinante dispiegarsi del canto in napoletano, lingua che riesce forse ad esprimere con maggiore immediatezza un sentimento di struggente malinconia, dovuta alla consapevolezza dell’irrealizzabilità di una relazione fra due persone, due anime troppo distanti, fisicamente e idealmente.

E cammin senza voce, lassame sta, lassame ‘cca. Nun me mporta si car rint o scur, lass sta, lassame ‘cca

Tuttavia, in “Nun è over” c’è spazio anche per la tenerezza, ma è sempre una tenerezza che è un ombra leggera, a metà fra il ricordo di ciò che non è più e il desiderio di ciò che non potrà mai essere. In un susseguirsi armonico  di pieni e vuoti, di oscurità e momenti di luce, s’innesta questo bisogno di dolcezza, il desiderio inesaudibile che la persona amata possa portare con sé il mare di Napoli, senza mai dimenticare quell’amore, quella passione autentica che non smette di brillare sul fondo dell’anima, nonostante l’addio inevitabile.

Nata nel ’97 a Bologna, mi sono trasferita da bambina in un paesino dei Monti Lattari. Grazie alle persone che ho incontrato, ho iniziato ad amare questa terra meravigliosa, troppo spesso vista attraverso la lente del pregiudizio. Sono appassionata di letteratura, fotografia e arte, in tutte le sue manifestazioni. La lettura del libro “In viaggio con Erodoto”, di Ryzdard Kapuscinsky, mi ha insegnato il valore e la bellezza della diversità. Studio arabo e inglese presso la facoltà di mediazione linguistica e culturale.

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