L’importanza d’imparare il Napoletano trattandola come una lingua a cui si deve rispetto. Continuano le nostre lezioni con l’Accademia Napoletana.

Il Napoletano, la lingua di Napoli (e non solo di Napoli) è viva e vegeta in Italia e nel mondo (musica, canzone, cinema,ecc.) ma purtroppo un po’ malandata, in quanto non insegnata su larga scala.

In tal senso l’Accademia Napoletana per la lingua e la cultura di Napoli, desidera sensibilizzare le realtà culturali e didattiche campane e qui offre delle piccole note di salvaguardia contro gli orrori più comuni che si leggono in giro.

Cominciamo dalle famose vocali che nel Napoletano scritto odierno sembrano quasi come una specie in via d’estinzione.

In Napoletano le vocali, anche quelle non accentate si scrivono, pure se non si pronunciano (o si pronunciano doce doce come la a finale di ‘a mamma) perché così possiamo distinguere il genere (il maschile dal femminile).

Per capirci: se vedo scritto “comm’è bell“, mi devo riferire ad una lei od a un lui? O peggio, nel caso di quant’è brutt?

Per non parlare del fatto che le due “b” vanno raddoppiate (bbello/a-bbrutto/a, ecc.).

Oppure leggendo ancora: “stat(t) zitt! viene spontaneo chiedersi: Chi è ca s’ha dda stà zitto, isso o essa? (chi è deve stare zitto, una lei od un lui?).

Peggio: “bel, brut” e “zit” così come le vediamo scritte e cioè in assenza di vocali finali non ci consentono nemmeno di comprendere se trattasi di singolare o plurale (belli/e, brutti/e, zitti/e?).

Ancora, scrivere  per esempio “ ‘o can” riferendoci al nostro amico a quattro zampe vorrebbe dire leggere quella parola come “ca-N”: comm’a uno ca se sta affucanno ncanna! (come qualcuno che si stesse strozzando mentre è intento magari ad assaporare un bel ragù). Notiamo immediatamente l’assenza di senso dello scritto e del parlato, in questo caso! Invece ‘o cane (corretto) ci dà la possibilità della giusta pronuncia e la controprova è nel fatto che, già ad orecchio, quando pronunciamo quella parola, avvertiamo la presenza di una parulella, cocche ccusarella a ffinale (di una parolina, di qualcosina che deve esserci in fin di parola) che in questo caso è appunto la e (‘a coda d’ ‘o cane).

Allora, quando qualcuno scriverà per esempio scorrettamente e cioè senza vocali finali “‘a pret;  ‘a mamm od ancora mammt/mmmt (!) che correttamente invece si scrivono: ‘a preta, ‘a mamma, mammeta/mammata, (la pietra, la mamma, tua madre) voi fategli capire che non si tratta di Napoletano.

Comm’a uno ca se sta affuccanno cu… ‘na scorza ‘e pane ncanna! (come qualcuno che pronunciando quell’ultima sillaba si stesse… strozzando con una scorza di pane!).

Infine, se proprio non si desidera scrivere la vocale finale possiamo, al suo posto, porre un segno grafico, l’aferesi (che per comprensione chiameremo impropriamente “apostrofo”) per dare il significato della caduta della medesima vocale che abbiamo divorato!

(‘a pret’, ‘a mamm’; mammet’)!

E cchest’è!

Massimiliano Verde, napoletano, dottore magistrale in Scienze Politiche, ricercatore storico del patrimonio linguistico e culturale campano. Consulente in progetti ed eventi culturali, artistici e d'incoming turistico in Italia ed all'estero. Presidente dell'Accademia Napoletana, per la promozione, diffusione e salvaguardia della Cultura e della Lingua di Napoli. Con l'Accademia, organismo di studio della sua associazione Notre Napule 'a Visionaire, ha prodotto il primo corso e certificato di conoscenza di lingua napoletana ai sensi del QCER/CEFR europeo riconosciuto da un'istituzione pubblica (Comune di Napoli), la prima mappa info-turistica dalla doppia odo-toponomastica (III Municipalità di Napoli) e redatto il primo documento pubblico in lingua napoletana del XXI secolo, prodotto poi dall'Assessorato ai Giovani del Comune di Napoli ed ulteriori iniziative (collaborazione per il recupero della Chiesa di Santa Luciella ai Librai, realizzazione di mostre documentarie e fotografiche in lingua napoletana a Napoli, Scafati e Giugliano in Campania) sempre per la protezione del patrimonio linguistico-culturale di Napoli e campano. Ha ricevuto per il suo progetto sulla lingua napoletana numerosi e prestigiosi apprezzamenti, tra i cui, (oltre al Comune di Napoli), da parte del dott.Mariano Rigillo, Direttore della Scuola di Teatro dello Stabile/Teatro Nazionale di Napoli, del Consiglio Regionale della Campania ed anche dall'estero (Università URCA del Brasile, Centre Culturel Italien di Parigi, Istituto di Studi Valenziani in Spagna, ecc.) Collabora con enti culturali, artisti ed associazioni in Italia ed all'estero.

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