Tra le mura dei Quartieri Spagnoli

Non è finzione. Brucia, ci si sente bruciare. Le fiamme si avvertono, si può anche tossire perché si alza tanto fumo. Il Segreto di Cyop&Caff è questo: fuoco. Fuoco nel senso letterale, nel senso che non c’è nulla di mistico, la trascendenza non c’entra, né taumaturgia né purificazioni. Ma fuoco. Il discorso è semplice.

Il film è stato girato nei primi giorni del gennaio del 2013 nei Quartieri Spagnoli, nel ventre di Napoli. A fare da ambiente è uno spazio vuoto circoscritto da mura, sembra un deposito abbandonato, dove si butta tutto ciò che è rotto. Uno spazio rimasto vuoto perché, anni fa, sicuramente prima della nascita dei bambini del film, venne abbattuto un palazzo. È in questo vuoto che nasce la storia, o meglio il segreto. In questo spazio vuoto un gruppo di bambini nasconde gli abeti di natale per poi bruciarli nel falò del 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio; alberi che vengono presi dai quartieri vicini, dalla “Napoli bene”, per essere poi custoditi nel segreto – ce ne sono tanti di segreti – poiché altri bambini fanno lo stesso e bisogna stare attenti alle incursioni nemiche che potrebbero rubare o danneggiarti gli alberi.

È un movimento continuo il film. La dinamicità oltre a vederla, nella velocità dei mezzi , nelle schermaglie e nella frenetica ricerca di alberi, la si sente nelle parole: l’oralità prevale, invade tutto, si arrampica fin su le mura dei Quartieri: tutto parla, i ricordi di ieri con i sogni di oggi. Non c’è una scena muta, nulla è silenzioso. C’è voglia di raccontare, di dire la propria, l’oralità batte la scrittura. È di un rito che si sta parlando, così forte tanto da superare l’oltraggio e da elevare a preghiera la bestemmia. Quante volte abbiamo sentito parlare del furto dell’albero della Galleria Umberto? E spesso, in maniera sopravvalutata, liquidare quel gesto come puro e semplice atto vandalico.

Il Segreto è un film complicato nella sua semplicità. Non lo si può confondere con un documentario, non è la descrizione di riserve d’indiani, né lo si può ricollegare come qualcosa di religioso della vita dei lazzari, anche perché la religione non c’entra, in passato poteva essere così, ora manca il focolare, manca il riparo, il fuoco non diventa cenere, non viene custodito. È un rito senza sacralità. È una realtà che non bisogna biasimarla e nemmeno condannarla come asilo nido di camorra, ma comprenderla. La si comprende solo nel momento in cui c’è ilrispetto. Spesso si parla da ex cattedra dimenticando che non esiste una cultura alta e una cultura bassa, ma esiste la cultura in quanto tale che è composta da differenze.

Cyop&Kaf conoscono bene la realtà dei Quartieri Spagnoli. Nei quartieri loro hanno dipinto più di duecento opere, dipinti spesso fatti su muri e saracinesche. Dipinti che hanno colorato i quartieri con figure antropomorfe tanto da attirare non solo il passante e il turista, ma gli abitanti stessi. Hanno dipinto perché è il loro modo di esprimersi, perché le mura del quartiere questo sussurrava loro alle orecchie. Se si fossero trovati in altri posti avrebbero sicuramente dipinto lo stesso. Come i bambini del segreto. È un loro linguaggio, un loro modo di esprimersi: è un fuoco che va esternato, e il diritto alla parola non lo si toglie a nessuno.

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