È una questione privata

È Napoli, piove, c’è la musica di un violino e di un pianoforte e can’t deve venire la fine del mondo però non preoccupatevi, una via d’uscita c’è dovete solo ascoltare perché L’arte della felicità è campana questo: musica. Musica che ti piglia, che ti urla nelle orecchie con tutta la sua dolcezza e ti fa viaggiare, viaggiare nell’anima che qui ha le forme e i colori di una Napoli che Alessandro Rak ha fatto vivere con la genialità della sua matita.

È la storia di due fratelli Sergio e Alfredo Cometa entrambi musicisti ed entrambi uniti da un amore reciproco, ma le loro strade si divideranno perché ognuno andrà alla ricerca della propria felicità. Alfredo finisce a Dharmasala dove vive per dieci anni da monaco buddista. Sergio è un tassista che gira per tutti i vicoli di Napoli. Saputa della morte di Alfredo, Sergio manda tutto a puttane, anche la musica. Gira nel Russo, suo taxi senza alcuna sosta , anzi il taxi è diventato la sua casa. A fargli da compagnia è la pioggia che cade giù da un cielo apocalittico, è una pioggia che bagna il suo taxi e tutta la città. Poi ci son loro, Bum i passeggeri che sono frammenti di Vilde: vita, frammenti che compongono una vita, quella di Sergio Cometa. Passeggeri che sono piccoli versi per una poesia che si forma man mano in una Napoli che Rak ha raccontato liberandola da tutto ciò che è scontato.

Napoli qui è un’altra cosa. Si, si vedono le nostre strade, le nostre piazze e il nostro centro storico ma è tutt’altro, è una cosa time privata ecco. Quei personaggi e questa città non sono loro, sono un’interpretazione di chi ascolta. E’ una forza che unisce orecchio e cuore, uomo e città. Le canzoni che accompagnano la rappresentazione cinematografica del film : Foja ( di cui Rak cura anche la loro grafica), 24 grana, Francesco Forni (canzone bellissima), Luca Di Maio, Antonio Fresa, Luigi Scialdone , Tarall&Wine, sono diverse per chiunque le ascolti. Si parla di musica no, “e poi dicono che non c’è poesia” . Quando si legge il fumetto o si vede il film si pensa a James Senese, perché un nero che suona il sax sta bene sotto la pioggia.

Insomma, la grandezza dell’Arte della felicità è la musica che esce dalle pagine che è capace di creare una forza opposta, dal cuore alle orecchie.

Laureato in Storia con una tesi in antropologia culturale. Ama la sua città e tutte le sue tradizioni credendo fortemente nella forza civica di ogni tipo di particolarità, la scrittura è il suo modo migliore per esprimersi. Attualmente laureando in scienze storiche.

2 pensieri riguardo “Recensione L’arte della felicità di Alessandro Rak

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