Renato Fucci pubblica il suo primo lavoro solista “Primidimaggio” in cui racconta la sua terra: l’Irpinia. Il disco comprende nove pezzi per pianoforte di genere minimal e un racconto, scritto dal compositore, che funge da linea-guida all’ascolto dell’intero lavoro.

La verde regione dell’Irpinia, compresa nella provincia di Avellino seppur non coincidente in toto con essa, è un luogo ricco di storia e tradizioni, da sempre affascinante grazie alla presenza di paesaggi suggestivi. La sua nota bellezza è anche fonte d’ispirazione per gli artisti, divenendo così il perno centrale delle loro creazioni: la produzione letteraria e musicale di Renato Fucci ne è un esempio.

Diplomato al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli in Organo, Composizione e direzione corale, infine in Direzione di banda, Renato Fucci ha una carriera avviata come direttore corale e compositore. Non solo: nel 2013 ha pubblicato una composizione lirica, dal titolo Gli amanti del carro, dedicata alla sua terra. Quattro anni dopo vi è un ritorno alla sua Irpinia, raccontandola in Primidimaggio, il suo primo lavoro solista.

Dalla sua esperienza irpina, inoltre, è nato un racconto che funge da linea-guida all’ascolto dei nove pezzi per pianoforte, di genere minimal, contenuti nel disco. Il racconto si incentra sulla figura del cosiddetto uomo strano che si mette in cammino per rispondere a un quesito che attanaglia la sua mente, avuto in seguito alla visione di un paesaggio idilliaco, un Eden d’altri tempi: “Si può trasferire quella quiete dentro ognuno di noi per realizzare un mondo in cui regnano solo i pensieri felici?”

Primidimaggio, Renato Fucci
Primidimaggio, Renato Fucci

La composizione di apertura riprende il titolo dell’intera opera, Primidimaggio, e incomincia con una serie di quartine che fungono da introduzione. A ciò segue la melodia, dolce e sognante, accompagnata dalle medesime note iniziali, che man mano aumenta di intensità, con l’esecuzione di gruppi irregolari che rendono maggiormente interessante l’ascolto. Si ritorna così al tema dell’intero pezzo, ripetuto negli ultimi istanti prima all’ottava superiore e poi ritornando a quella originale. Il secondo pezzo, Stralunà, ricorda il precedente per la struttura, ma lo supera a livello ritmico e melodico.

È il momento di Rusalka, che con l’accordo iniziale crea un’atmosfera cupa, ma piacevole, che sembra presagire l’inizio di un cambiamento. Questa, senza dubbio, è la migliore dell’intero disco ed è qui che si vede maggiormente la bravura del musicista: cattura l’attenzione dell’ascoltatore dalla prima all’ultima nota, con gruppi irregolari, modulazioni tonali degne di nota e il finale dove, mentre la mano destra ci regala sestine dolci e leggiadre, la mano sinistra marca la sua melodia, creando un rapporto tra le due decisamente gradevole. Con le dovute differenze, il finale ricorda quello di uno studio di Clementi tratto dal Gradus ad Parnassum. Un ottimo lavoro.

Il quarto pezzo s’intitola L’Atufara: incomincia con una successione di sestine e il tema che viene ripetuto su due ottave differenti, creando una sorta di botta e risposta. Le sestine saranno presenti per tutta la durata del brano come accompagnamento per la melodia. Ne Il sentiero della lupa vi è un cambio di scena inaspettato: i suoni dell’introduzione sono staccati, creando un clima di mistero. Questo aspetto è riscontrabile anche nel finale, mentre nel mezzo dell’esecuzione i suoni vengono legati tramite il pedale.

L’albero dei presagi ci riporta alla tranquillità caratteristica dei primi pezzi, mentre Il bacio delle nuvole presenta una melodia accompagnata da una serie di sincopi e un finale struggente. Il piccolo lago d’argento fa sognare, trasporta la mente in un mondo totalmente distaccato da quello in cui si vive. Da sottolineare è la presenza di trilli, abbellimento musicale che rende al meglio questa sensazione. Infine c’è Il trapezio dei pensieri felici, dove l’uomo strano termina il suo viaggio e, in attesa di percorrere un nuovo cammino, si lascia cullare dalla melodia della natura, come fosse sulle onde del mare. Questo scenario viene ripresentato egregiamente nel pezzo, trasmettendo tranquillità all’ascoltatore.

Dopo l’ascolto di Primidimaggio, ciò che si può evidenziare è la bravura di Renato Fucci nel riportare in musica le sensazioni provate dall’uomo, in particolare qui del protagonista delle vicende narrate. All’inizio della riproduzione del disco si è portati a pensare che esso sia uno dei tanti lavori di genere minimal presenti nel mercato musicale, ma successivamente si comprende che non è così: vengono proposte molteplici variazioni di temi, melodie e ritmi, (eccetto forse L’albero dei presagi che ricorda molto la prima composizione) il che suscita il giusto interesse e trasporta chi l’ascolta in un ricco e completo viaggio sensoriale.

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