Intervista a Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, autori del graphic journal Salvezza (208), edito da Feltrinelli

Durante l’appena scorsa edizione di Ricomincio dai libri al MANN di Napoli abbiamo avuto il piacere di incontrare Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, autori del graphic journal Salvezza (2018), edito da Feltrinelli. I giovani artisti, durante una commovente e incazzata presentazione, ci hanno parlato della difficoltà nel descrivere la situazione migranti nel Mediterraneo, sia dal punto di vista politico che come fenomeno sociale. La loro esperienza diretta sulla nave Acquarius ci ha permesso di arrivare a comprendere punti di vista antropologici differenti da quelli che assimiliamo dai servizi televisivi o dalle testate giornalistiche. Abbiamo inoltre avuto il piacere di intervistare Marco Rizzo, giornalista siciliano che ci ha parlato del ruolo dell’informazione nelle scuole e dell’importanza del fumetto in Italia.

– Il vostro ultimo lavoro, Salvezza, è un graphic journal che parte da una testimonianza diretta di tre settimane sulla nave Aquarius, in cui avete vissuto fianco a fianco con migranti di varie etnie e con le loro storie complicate. Che sensazioni vi ha lasciato sulla pelle quest’esperienza?

A differenza di altre esperienze simili che abbiamo fatto in passato, in questa occasione, essendo costretti su una scatola di latta in mare, siamo stati assaliti dalle storie, e quindi ha lasciato certamente ferite, impressioni, emozioni che abbiamo assimilato con rabbia e trasportato nel libro. Ciò è anche una forma di incazzatura e disprezzo per le fake news che abbiamo tentato di smascherare.

– La scelta del graphic journal è estremamente interessante. Le immagini sono fondamentali nel suscitare emozioni e lasciare che si imprimano nella memoria del lettore. Tramite i bellissimi disegni sperate di arrivare a colpire la sensibilità dei più giovani o di aiutare i meno giovani a ritrovare la propria empatia, che ultimamente sembra essere sparita?

Noi facciamo questo di mestiere: fumetti, quindi per noi è naturale. Abbiamo trovato questa sintesi tra i due linguaggi, fumettistico e giornalistico. Lelio è un disegnatore straordinario ed e naturale per lui esprimersi attraverso i disegni, noi da 10 anni lavoriamo insieme e ci completiamo da questo punto di vista. Non pensiamo a un target preciso, ci viene naturale. C’è il luogo comune che il fumetto è per bambini quindi tende ad arrivare facilmente nelle scuole. In Italia c’è un mercato crescente del fumetto, tutti gli editori si dedicano al fumetto per ragioni sia di fatturato che di interesse culturale, è dunque un buon momento.

– Dati i pregiudizi sul fumetto, avete temuto che nelle librerie Salvezza venisse etichettato esclusivamente come libro per ragazzi? In questo senso Amazon si è schierato a favore del fumetto come strumento giornalistico.

Sì, Amazon ci ha messo in giornalismo. Il problema non ce lo siamo posti perché ci fidiamo ciecamente dell’editore, sono persone esperte e abili che hanno fatto la scelta giusta. Ripeto, è un momento particolare per il fumetto, la cui importanza cresce attraverso i media, un momento che va cavalcato perché in Italia abbiamo una grande tradizione di fumetti di qualità, oggi abbiamo la responsabilità di cogliere questo momento.

– Come si sta evolvendo il fumetto nell’editoria degli ultimi anni? Notate già qualche differenza tra come è stato accolto L’immigrazione spiegata ai bambini (2016) e Salvezza (2018)?

C’è un dato fattuale: Feltrinelli è un editore più grosso quindi ci espone di più. I primi libri sono molto diffusi nelle scuole e hanno quasi una vita autonoma, noi veniamo ancora contattati dalle scuole apposta, ma quelli sono libri più pensati per i bimbi, Salvezza è diverso perché il tema del libro è strettamente legato alla sua tempistica storica, ciò gli dà sicuramente più visibilità.

– Com’è cambiato il tuo stile di disegno tra questi due libri? Come si è adattato alla diversa intensità narrativa tra i due racconti/testimonianze?

Lelio più disegna e più diventa bravo; ha la capacita di cambiare stile ogni volta. Qui lo stile è rapido, per la necessità, ma dettagliato. Quindi nonostante ciò c’è stato un equilibrio. Abbiamo usato il colore arancione sia per creare lo stacco, ma anche perchè è il simbolo della salvezza.

– Il disegno, come ha fatto notare già in diverse interviste, è un ottimo escamotage giornalistico per situazioni estreme. La fotografia sarebbe stata sicuramente più cruda e tradizionale per questo genere di lavoro. Il disegno può trasmettere una realtà filtrata secondo le emozioni dell’artista. Crede che ciò abbia una forza visiva maggiore della fotografia nello smuovere la coscienza del lettore?

Forse diciamo che il primo impatto è nella sua originalità, perché ancora non lo si era fatto. Ormai foto di migranti ne abbiamo viste tante  e siamo un po’ assuefatti, sono visioni passive, magari al tg mentre mangiamo a pranzo. Il fumetto è una forma di fruizione attiva, il lettore legge e si sofferma, si perde nei dettagli, è diverso, è questa una delle grandi forze del fumetto.

– Che tipo di realtà avete vissuto sull’Aquarius, alla luce dello scandalo che ha visto protagonista il sindaco di Riace?

Io mi farei arrestare pure a questo punto. Se magari in passato avessi fatto qualcosa che oggi sarebbe reputato illegale coi migranti, allora aspetterei i carabinieri sotto casa, visto che oggi la solidarietà è diventata un reato.

– Che ruolo ha l’educazione scolastica nella sensibilizzazione verso la questione immigrazione, in una società in cui il Ministro Dell’interno intima ai professori di “non fare politica a scuola”?

Se fatta bene l’educazione è il lavoro più delicato e importante che esiste. Oggi gli insegnati hanno responsabilità perchè i ragazzi sono bombardati dalle notizie in un modo non normale, la fretta dell’informazione, le fake news, ciò pone anche noi giornalisti dalla parte del torto. Uno dei grossi doveri dell’insegnante sarebbe anche quello di educare alle notizie, però capisco che non è facile, è un lavoro di trincea fare l’insegnante. Però devo dire una cosa: è l’esperienza di vita vissuta che aiuta. Se la classe è multietnica, il bambino lo capirà da solo che il razzismo è una stronzata e che questi bambini sono vittime di un gioco propagandistico. Si può solo sperare che, essendo un fatto umano, sia destinato a scomparire con le generazioni.

Laureanda in Scienze della traduzione presso l’università La Sapienza di Roma, dove si interessa di traduzioni dalla lingua russa e ceca. Appassionata di scrittura, cinema e teatro, rivede nella sua terra le più ampie espressioni tradizionali ed innovative dell’arte.

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