Recensione di S.P.O.T., il nuovo lavoro completamente in napoletano di Giovanni Block

Descrivere Giovanni Block risulterebbe decisamente superfluo, sia per coloro che frequentano la scena musicale napoletana, sia per coloro che, fuori dalla Campania, amano ascoltare cantautorato di qualità. Targa Tenco nel 2007, Musicultura nel 2009.

Nel 2011 pubblica il suo primo disco Un posto ideale, e solo dopo cinque anni e una carriera ricca di collaborazioni, progetti, incontri e soprattutto studio, nasce S.P.O.T.: Senza Perdere O’ Tiemp’.

Dieci tracce composte e arrangiate interamente dal cantautore napoletano, ideatore della rassegna Be Quiet, dieci canzoni interamente in napoletano che si propongono, in modo convincente, e anche alquanto “prepotente”, in una scena musicale sempre più rischiosa e difficile: quella partenopea. Pericolosa perché la realizzazione di un album interamente in “lingua”, e soprattutto l’ambizione che comporta tale azione, deve fare i conti con una lunga e onorata tradizione che termina, in ultimo, con Pino Daniele.

Senza lanciarci in paragoni altrettanto pericolosi, Giovanni Blockriesce nel suo intento, creando un disco che profuma e suona di Napoli, delle storie, delle tradizioni, di guapparia, di amore, e di tutti i sentimenti contrastanti che questa città contrastante da sempre esprime.

Un album di ottimo spessore e di livello esecutivo eccellente. Certo, S.P.O.T. non sarà il disco del secolo e probabilmente farà storcere il naso a coloro che avevano apprezzato il cantautore per brani eccelsi come La neve che accadrà o Le Scarpe, ma come lo stesso Block afferma: “Si tratta di un album più sincero, più di pancia, come diciamo a Napoli, più carnale”.

Mai tale definizione fu più esatta.

Il disco si arricchisce di collaborazioni di pregio, da Francesco Di Bella, con cui duetta in una colorata e ritmata Senza Dicere Niente, fino a Tempo ‘E Viento, il singolo che ha lanciato SPOT, realizzato insieme ad Alessio Arena tra Napoli e Barcellona.

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