Sara Magdalena, voce emergente della Campania. Megafono per le donne vittime di violenza: fisica, psicologica, sociale. Una rarità da ascoltare. 

La prima volta che ho incontrato SaraMagdaLena è stato nell’ambito del progetto “Camera d’autore”. L’ho notata per la rarità e la teatralità della sua performance. Salita sul palco, ha iniziato a cantare\narrare\recitare con naturalezza storie di donne vittime di violenza fisica, psicologica, sociale. La fermo per fare due chiacchiere e lì inizia l’intervista:

Come è nata Sara Magdalena?

Sara Magdalena nasce senza pretese. Sicuramente è intrisa di sogni e di dolori da metabolizzare, con una primordiale esigenza, esprimere la propria verità (non assoluta) attraverso gli strumenti “Parole & Musica”, che spesso sono schiavi di “Contratti” ma quando si spogliano dell’egocentrismo, forse possono acquisire il potere di sensibilizzare, accudire, accogliere incondizionatamente, per unire in un abbraccio liberatorio più dolori, più verità tento possenti da riuscire a mutare il dolore in forza motrice, attraverso un’evoluzione dell’intimo… in quella intimità dove diviene indispensabile, sentirsi ed essere, ognuno a modo suo un dettaglio che fa la differenza. La scelta del nome non è stata particolarmente premeditata, perché nella poetica e discussa Magdalena mi ci sono sempre riconosciuta. Questo nome ha, per me,un potere innato, è un archetipo che rimanda immediatamente ad una libertà istintiva, alla dualità che si fa donna. Cacciatrice e madre, buio e fiabe, unguento che lenisce le cicatrici e vento per partorire luce. Magdalena, questo nome che io sento risuonare sulla pelle, ha la forza di farsi riconoscere, sottraendosi ad una norma che si fa dogma: è già di per se una rivoluzione; riporta al nome di un’isola, dove si può approdare dopo lo smarrimento e la tempesta; è di per sé donna che si fa parola; è un archetipo nel quale si può individuare immediatamente l’antichità di una rivoluzione che profuma di donna e di amore incondizionato di madre. Crea e nutre, è sessualità indomabile, libertà curiosa. Un nome che evoca il sacro femminino… sensibilità, attitudine e devozione, che rimandano al sudore e alla luce di tutte le Donne. Magdalena è conoscitrice della sorellanza e del sostegno femminile, fa delle lacrime un nutrimento capace di riunificare e risvegliare la natura, senza la quale non ci sarebbe modo di concepire la vita.

Perché parli di donne?

Perché parlo di donne? Perché non farlo? Perché continuare a sopportare i dolori e i lividi di tutte le donne? Dolori che riconducono ancora una volta all’unione dell’archetipo femminino. Perché non evocare il coraggio, l’unione? C’è chi tace, quando viene a conoscenza di abusi sulle donne… io invece mi ci riconosco, sento questo dolore come una spina costante, una mutilazione sentimentale, una discriminazione e un disagio di fronte alle quale nessuna donna dovrebbe tacere! I retaggi culturali, spesso, ci hanno insegnato la sopportazione del dolore e in tante piccole realtà, purtroppo, questo malessere quotidiano viene ancora riconosciuto come “senso di colpa”, come “errore”, invece che chiamato “orrore”. Parlo di donne perché la solitudine è una voragine quando si soffre; e potersi, a volte, riconoscere nell’altra può risvegliare un senso di appartenenza ed unione. Se amiamo liberamente non siamo peccatrici e la nudità femminile non può essere “ancora” etichettata come “provocazione” o strumentalizzata per acuire la vista esortando all’acquisto di un prodotto e poi essere condannata se la stessa nudità si concede al piacere. Parlo di donne perché vorrei che le mie parole abbiano la fortuna, l’audacia e la sensibilità di diventare le parole di altre donne, di diventare un urlo liberatorio, la forza per sentirle risuonare nel petto degli uomini, per esortarli a riconoscere il sacro femminile che alberga anche in loro… che li ha nutriti… e che non hanno nessun diritto di sottrarre alla donna, e ad ogni donna, la libertà di vivere a piena la natura che le contraddistingue. Parlo di donne perché le bocche chiuse e silenti uccidono, violentano, tormentano! Parlo di donne perché l’istinto femminile leso non sia più una menomazione, una cecità all’abuso… perché le vittime di violenza non siano più “semplici vittime del caso andato male”, in una società che ci ha insegnato a diffidare della nostra forza creativa e perché la consapevolezza è un’arma per uscire dalla tortura. Parlo di donne perché non si è tali soffocando i propri bisogni, perché ogni donna è un atto creativo che va tutelato. Parlo di donne perché senza di loro non ci sarebbe stata terra per affondare radici!

 In un tuo pezzo dici più o meno così : “La comicità è la mia sensualità”. Cosa pensi del ruolo della donna oggi e del modello imposto dalla società?

Per quanto riguarda i modelli imposti dalla società e il ruolo della donna, ho un’idea un po’ bizzarra a riguardo, in quanto credo che, attraverso indagini di vario tipo, la società proponga nient’altro modelli che ci siamo auto-costruiti e che questo “gioco delle parti” spinga alcune persone ad essere convinte di stare nel giusto attirando l’attenzione attraverso la sola corporeità. Tornando al mio brano Bourlesque, nel quale dico “tacchi e trucchi”, sorrido perché la mia immaginazione mi riporta alla nudità , una verità che prima o poi verrà rivelata… quindi perché ingannarsi? Mi piace pensare che ogni donna abbia la forza di ricondursi al proprio fascino interiore e alle reali competenze ancestrali, e non mi riferisco alle faccende di casa! Bisognerebbe curare un po’ di più i propri istinti, accudirli, coesistere con i sogni e non aver paura dell’immagine riflessa. Puoi modificare “dettagli” ma non l’abbraccio unico e caldo di te stessa… mi piace per questo pensare che ogni donna, presto, tenda sempre di più verso la liberazione da quel monopolio imposto dall’uomo.

Parlaci dei tuoi progetti futuri

Progetti per il futuro? Al momento vivo di futuro prossimo e quello che vorrei è che la musica non crei solitudine e silenzio, ma possa diventare sostegno e tutela. Al momento sto portando in giro i miei brani inediti con il mio progetto “Fuori moda” con due chitarristi meravigliosi, Massimo Santoro e Michele Pastore che ci vedrà impegnati nella realizzazione di un EP. Resto comunque speranzosa e felice di aver visto persone che si sono riconosciute nelle mie parole. E che l’abbraccio che tempo fa ho sognato, sta trovando altre braccia per espandersi e per unificare.

 

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