Storia di un femminello napoletano

Rosalina Sprint sta scendendo giù per Toledo. Va di fretta perché è in ritardo e sicuramente non può fermarsi a parlare con nessuno. Deve andare dal sarto e ha anche un appuntamento con Marlene Direcht. Sapete perché ha fatto tardi? Per la Camomilla Schultz, doveva farsi i capelli biondi, doveva farsi bella e ha perso tempo.

Rosalina Sprint è la protagonista del libro Scende giù per Toledo di Giuseppe Patroni Griffi, un avvocato e nobile di Napoli. Il libro venne pubblicato per la prima volta nel 1975, con una copertina rigida dalla Garzanti. È la storia di un femminello napoletano, sembra che abbia il nome di un Alfa Romeo, infatti va veloce, va sempre di fretta, ha tante cosa da fare, mille impegni ma è un’inconcludente. A Napoli si dice “tene ‘a capa ‘e ‘nu vuoto a perdere!” Si muove, va avanti e indietro, sale e scende ma non combina nulla. Alla fine si ritrova sempre sola nella sua stanza a Montecalvario, nei Quartieri Spagnoli, e la sera sulla Litoranea aspettando i clienti. È un libro veloce e dinamico, gli eventi si susseguono velocemente, come i passi e i pensieri di Rosalinda. Quello di Giuseppe Patroni Griffi è un libro unico nel suo genere: straziante, malinconico e divertente; per averne un’idea basti leggere la litigata che avviene tra lei e il figlio del portinaio del palazzo in cui sta il sarto: “Figlio di mappina, scarda di cesso càntero”. Libro che fa vivere la bellezza dello squallore di un reietto e di un rinnegato, colorando il grottesco in oro, come le migliori opere barocche napoletane. Barocco come lo stile della stanza di Rosalinda Sprint, piena di sensuali lussurie: “La stanza di Rosalinda Sprint è la stanza di Rosalinda Sprint. Non c’è una cosa riposta, conservata, custodita, tutto è sparso a vista, sulle sedie, sul comò, sul letto, a terra, tra pile di scatole e scatoline che si tengono in bilico non sai perché. Pezze, pezze, pezze, vestiti, vestitucci, camicie, camicette un paio di disorientati pantaloni, e a mucchi un po’ dovunque, forse messi in mostra forse appena appoggiati, fiori di stoffa, tanti – mi piacciono assai, ne tieni a casa fiori di stoffa? E cerca, se li trovi me li regali- rose di garza celeste, nera picchiettata d’oro”. Libro unico come unico e raffinato è l’autore, paradossalmente poco conosciuto ma molto prolifico, si può dire che si sia occupato di tutto, il nostro nobile napoletano, senza mai sbagliare nulla, dalla regia alla drammaturgia, dalla sceneggiatura ai romanzi, tant’è che il quotidiano La Repubblica lo definì “una delle personalità più versatili del panorama culturale italiano del secondo Novecento”.

Di sicuro di Rosalinda Sprint non è il suo alter ego, anche se in lei (sia chiaro, il femminile è doveroso) c’è qualcosa di nobile, qualcosa di aristocratico, più della Baronessa (collega della Litoranea). In lei c’è una nobiltà oziosa e lussuosa che la porta alla ricerca del suo amore, che nella storia sono più di uno. Amori tragici, teneri e comici che la porteranno fino a Dover e poi, e poi niente. Rosalinda Sprint non la si può immaginare, non può esistere fuori Napoli, anche se la si lascia li sul molo di Dover, tornerà indietro. Forse si risistemerà nella sua stanza a Montecalvario con Marlene Direcht che le ricorda: “l’amore, l’amore, lo cercavi tanto – eccoti servita! E adesso chi te la strappa via la spina dal cuore?”.

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