Quattro brani soltanto compongono l’ultimo disco di Gnut, “Hear My Voice”. Pochi pezzi che però riescono, nella loro semplicità, a coinvolgere totalmente chi l’ascolta, che alla fine si ritrova a canticchiarne le melodie per l’intera giornata.

Ciò che è bello non ha bisogno di far tanto rumore. Non ha bisogno di sconvolgere quel che ha intorno per mettersi in mostra, né di ridursi all’eccesso. Ciò che è bello a volte ha solo bisogno di una voce, una chitarra e un mandolino per farsi notare e affascinare chiunque. E questo è bastato a “Hear My Voice” di Gnut per incantare chi l’ascolta e trascinarlo in una dimensione di dolce spensieratezza.

Copertina "Hear My Voice", GnutIl disco inizia con Na jurnata e sole, un dialogo allegro tra chitarra e mandolino sul ritmo di tammorra e batteria. La voce calda di Claudio Domestico si immerge alla perfezione nella melodia che l’accompagna, con la naturalezza di chi si trova esattamente nel suo posto.

A introdurre Annascuso sono soltanto la voce e un coro che va a fare da forte contrasto all’allegria del pezzo precedente. Con estrema dolcezza e una certa malinconia si parla di amore. Un amore doloroso, che fa male, un bene che abboffa ‘e mazzate” – citando il testo.

Un arpeggio gentile di chitarra apre Nu Peccato, la penultima traccia del disco. Nell’ascoltarla quasi si riesce a sentire una leggera brezza sul viso: il ritmo dato dalla batteria e l’armonia degli strumenti portano freschezza, come se si stesse seduti in riva al mare.

E in punta di piedi si arriva alla fine di questa breve passeggiata. La voce e la chitarra in L’ammore ‘o vero sono di una delicatezza disarmante. Trovare l’espressione giusta per rappresentare le emozioni che si provano nell’ascoltare questa canzone è complicato, anzi, impossibile. È la perfetta sintesi della musica di Gnut: dolce, semplice, leggera e toccante, come un’amorevole carezza sul viso.

Quando la musica termina si resta con delle emozioni contrastanti nel cuore: spensieratezza perché mette di buon umore, tenerezza per il suo modo delicato con cui parla d’amore, e una leggera tristezza perché non si vorrebbe smettere mai di ascoltarla.

“Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.
Nel tentare di descrivere “Hear My Voice” di Gnut, istintivamente si pensa a queste parole di Italo Calvino.

E, forse, non serve trovarne altre.

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