Sergio Mario Ottaiano per Music Coast To Coast dice la sua su Amygdalae dei Sixth Minor

Tre anni di attesa, due di lavorazione, Amygdalae, il secondo disco dei Sixth Minor arriva come un regalo molto gradito. Registrato per l’etichetta indipendente Megaphone Records, il disco vede iltrio – ormai non più duo – impegnato per ben nove tracce. Atmosfera dark, ben più oscura e “potente” rispetto al precedente lavoro Wireframe, Amygdalae si presenta come un lavoro d’impatto, carico di energia e forza.

Intensità diversa rispetto al passato, qui le sonorità e le melodie delicate – influenze rivisitate provenienti dall’ambient e dal post rock – lasciano lo spazio a ritmi incalzanti suonati in acustico e a dinamiche fresche, potenti che gradualmente innalzano, o abbassano, il muro di suono dei brani come in Thalamus.

L’album focalizza il proprio sound su una particolare sperimentazione: su lunghi tappeti di synth e arpeggiatori, si appoggiano onde sonore che uniscono suoni digitali e ritmi acustici. Brass synth, chitarre distorte, noise e suoni d’ambiente si mescolano alla perfezione ricreando ritmi primordiali con sonorità futuristiche.

Amygdalae è un disco nato con il preciso obiettivo di comprendere, descrivere e unire gli opposti. Attraverso un viaggio musicale che, mentre cattura con le proprie ritmiche, ipnotizza per le sue melodie in loop messe in sordina (Hypoglossal) , accompagna l’ascoltatore all’interno di se stesso mettendo in risalto, attraverso la musica, tutte le sue contraddizioni. I colpi di cassa suonano al ritmo del muscolo principale del nostro corpo, l’elettricità attraversa i nostri neuroni seguendo il suono veloce dei pattern, il tronco e le gambe vengono destabilizzate dalla violenza delle chitarre. Il nostro inconscio viene rivelato poco alla volta, messo a nudo, rendendoci inermi fino al momento del prossimo Drop, l’istante in cui la musica di Amygdalae non ci libera tutti, come in Medulla.

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