Massimo Torre ha trasformato Pulcinella in un supereroe in Uccidete Pulcinella

Nella letteratura campana degli ultimi anni il tema della criminalità, da sempre centrale, si sta arricchendo di numerose sfumature. Esso, sia usato come cornice, in romanzi di denuncia sociale, di informazione o come descrizione di un aspetto della nostra cultura che volendo o no è ormai radicato diventando anzi esportabile.

Per Terre di Campania ad esempio abbiamo letto Ad ogni santo la sua candela di Stefano Crupi, anch’esso incentrato sulla corruzione come aspetto della cultura radicata nel nostro Paese. Tuttavia come Crupi anche il più famoso Roberto Saviano, ormai star internazionale, ha descritto tra consensi e polemiche la camorra e criminalità in diversi modi, ad esempio con la creazione di personaggi interessanti e di storie romanzate avvincenti.

Alla stregua dei personaggi affascinanti è degna di nota la tetralogia di Massimo Torre che fonde folclore, denuncia e supereroi, iniziata con Chi ha paura di Pulcinella? nel 2014, continuata con Uccidete Pulcinella nel 2015 e che continua con le prossime uscite La giustizia di Pulcinella e Pulcinella sotto terra.

Nella storia di Uccidete Pulcinella in particolare prendono vita le vicende della lotta per la giustizia da parte di un uomo, una maschera, un supereroe, Pulcinella detto il Tuttaio. Residente ai Quartieri Spagnoli di Napoli, è un uomo qualunque che svolge un umile mestiere. Nella tetralogia prendono vita gli scontri di Pulcinella con le diverse fazioni camorristiche che, sebbene una volta fossero in guerra tra di loro, ora sono alleate per combattere l’infame. Come nei migliori fumetti, Torre li fa rivivere in una suggestiva atmosfera di tensione, ironia e pathos. L’opera è eclettica e aperta a numerosi confronti. Leggendo il romanzo è impossibile non pensare, ad esempio, a Don Chisciotte de la Mancia, padre dei supereroi. La sua purezza d’animo, l’umiltà e la tenera goffagine contribuiscono alla creazione di un personaggio completo, positivo e vero, che è in grado di instaurare un legame forte con il lettore. L’arricchimento degli altri personaggi antagonisti come Clemente Sparaco, sono saturi di crudeltà e manie da cartone animato, di debolezze che li rendono tollerabili perché umani.

Oltre al protagonista e ai suoi nemici una menzione particolare la meritano i personaggi femminili. Spesso vittime di soprusi, mogli di boss andati in rovina, oggetti, ornamenti per arricchire la figura del leader, spesso nascondono una personalità profonda. Ne è un esempio Rossella Spina, moglie del boss ucciso dal Tuttaio, la quale rimasta sola viene considerata spacciata ma che si rivela un’eroina da fumetto più che una principessa da salvare.

Scendendo nei particolari della storia, colpiscono i dettagli macabri delle torture del mondo criminale, in parte molto realistici. Caratterizzati da un’inedita e fine volgarità, essi aprono le porte ad un’altra novità di Torre e della sua opera: lo stile. Altalenante, a tratti colloquiale e narrativo, esso si colora di espressioni dialettali tipicamente napoletane e di innumerevoli volgarismi e volgarità, specie a sfondo sessuale, che spezzano la linearità della narrazione donando alla scrittura un’insolita sfumatura popolare. Il romanzo racchiude in sé la rottura di un silenzio che ormai sembrava esser diventato un muro di gomma da parte di un supereroe senza poteri. Una maschera nera senza batmobile, armato dei suoi attrezzi del mestiere e della speranza negli occhi dei suoi conterranei che già lo venerano come un nuovo salvatore, un nuovo santo a cui affidarsi, un santo della tradizione che va dichiarando Napoli “zona decamorrizzata”.

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Laureanda in Scienze della traduzione presso l'università La Sapienza di Roma, dove si interessa di traduzioni dalla lingua russa e ceca. Appassionata di scrittura, cinema e teatro, rivede nella sua terra le più ampie espressioni tradizionali ed innovative dell'arte.

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