Viento ‘e terra è il romanzo d’esordio di Luigi Giampetraglia, un giallo napoletano dai tratti nostalgici e dalle vivide immagini

E passerà sarà un vento caldo solo pieno di pazzie che dal sud arriva e ti tiene sveglio anche se è un po’ lento vedrai che correrà…”. Così cantava Pino Daniele col suo tono inconfondibile del viento ‘e terra, una brezza che non viene dal mare ma fa il giro al contrario e non è neanche riportato nella rosa dei venti.

E allora non sarà un caso che la suoneria del poliziotto Mimì, protagonista di Viento ‘e terra, romanzo d’esordio di Luigi Giampetraglia, Terebinto edizioni, sia proprio l’acuto di Pino Daniele.

Un romanzo, Viento ‘e terra, che sembra uscire direttamente da un quadretto teatrale napoletano, con i suoi dialoghi freschi e veloci, quella parolina detta in dialetto, le parafrasi nostalgiche.

Un giallo dalle tinte non propriamente rocambolesche ma con i caratteri ben definiti e spennellate rapide e vivide. Il commissario “incarognito”, il sole “color urina” che filtra dagli infissi semichiusi. Interessante la posizione di Giampetraglia sulla questione territoriale che innerva tutto il romanzo con elementi quasi parodistici (non è un caso il ritornare dell’acuto di Pino o il riferimento ai neomelodici in quanto cantori delle malefatte camorristiche), ma dopotutto se il suo protagonista torna a Napoli, nella sua San Giovanni a Teduccio,dopo dodici anni di assenza, un motivo ci sarà.

Dunque l’atmosfera di indagine e mistero tipica del romanzo giallo si mischia al racconto intimista di Mimì, anima narrante tormentata dai ricordi e dalla nostalgia. Lungo il filo conduttore del romanzo non è solamente un delitto a sciogliersi ma anche il passato dei personaggi che dà forma al presente e ne è causa diretta.

Dall’interrogatorio tra poliziotto e indagato emerge ad esempio l’immagine di due vecchi amici, un po’ imbarazzati dalle loro condizioni attuali ma ormai lontani dall’essere ciò che erano un tempo. Le descrizioni evocano immagini intorpidite, da sogno: il baretto decadente di periferia, il tramonto che scioglie i nodi delle discussioni, le giornate caldissime che aumentano i desideri carnali, la signora delle sigarette con i capelli acconciati.

Nel tuo mondo ideale gli stronzi nun tenono mai ragione, le mogli non mettono le corna ai mariti e gli amici non ti dicono bugie…”. Infine l’accusa amorevole di chi Mimì lo conosce bene e sa che la giustizia non vuole il colpevole, ma solo qualcuno da accusare.

Però pure gli onori so castighi di Dio. E l’autore lo sa bene tanto che i suoi cattivi sono solo buoni sfortunati e i suoi buoni non sono così esenti dall’errore.

E il vento di terra è l’ago della bilancia delle nostre scelte, ci allontana da ciò che più desideriamo, pieno di pazzie, come diceva zio Pino, ma sta a noi scegliere quale barca essere, quella che rientra in porto o se ne sta a ‘mmare in mezzo al pericolo, però viva.

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