Villa Ferrigni è forse la più famosa delle Ville vesuviane del Miglio d’oro.

Questo tratto della Statale Tirrena Inferiore, che corre approssimativamente tra Ercolano e Torre del Greco, in antichità era la “strada regia delle Calabrie” ed era denominato “d’oro” per via dei suoi numerosi aranceti e limoneti.

Il Miglio d’oro è ricchissimo di Ville nobiliari, che sono gestite dall’Ente per le Ville vesuviane. Nel Settecento Giuseppe Simeoli, Seminario arcivescovile di Napoli, acquista un terreno ai piedi della collina dei Camaldoli di Torre del Greco, e vi fa costruire una Villa dallo stile semplice e sobrio, a pianta quadrata, lontana dallo stile lezioso e arzigogolato rococò.

villa ferrigni Quella villa è oggi, dal 2006, sede del Premio leopardiano La Ginestra. Infatti – il colle di Sant’Alfonso alle spalle, il golfo e il terribile sterminator Vesevo di fronte – qui si svolsero gli ultimi, drammatici giorni di una delle più grandi personalità del XIX secolo. Giacomo Leopardi.

Villa Ferrigni appartiene alle famiglie Carafa-Ferrigni nel lontano 1836 quando a Napoli scoppia il colera. Giuseppe Ferrigni, illustre magistrato e uomo politico che si troverà negli anni spesso invischiato in cospirazioni contro i Borbone, è in particolare marito di Enrichetta Ranieri, sorella di Antonio Ranieri. E Antonio Ranieri, giovane, aitante e coltissimo intellettuale, è l’amico più intimo di Giacomo Leopardi.

Villa Ferrigni è, nel momento in cui scoppia l’epidemia, già da tempo ormai un abituale ritrovo di artisti, poeti e intellettuali di tutto il Regno. Quando la malattia comincia a serpeggiare nei vicoli cittadini, nei vasci, dal porto all’entroterra, e a falcidiare la popolazione, per la prima volta da anni, però, essa si ritrova deserta, lontana anni luce da ogni vivacità intellettuale.

Finché, per sfuggire al colera, Antonio e Giacomo non decidono di trasferirvisi nella speranza di trovare un’aria più sana nella verde Torre del Greco. Da quel momento, fino al suo ultimo respiro, ci penserà Giacomo a riempire quelle stanze sobrie, eleganti, pulite, di tutta la poesia del mondo.

Fu qui che Leopardi compose infatti La ginestra, suo testamento spirituale e uno dei più tragici e alti momenti lirici della storia della nostra letteratura.

“Sovente in queste rive,

che, desolate, a bruno

veste il flutto indurato, e par che ondeggi,

seggo la notte; e sulla mesta landa

in purissimo azzurro

veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,

cui di lontan fa specchio

il mare, e tutto di scintille in giro

per lo vòto seren brillar il mondo”.

Villa Ferrigni
Fonte: juzaphoto.com

Sulla terrazza di Villa Ferrigni Giacomo sedeva, e ammirava dunque la terribile potenza della natura – impressa nell’ombra del Veusvio, nero e terribile contro il cielo. E lasciava scorrere gli occhi malati e limpidi sul mare, e sulle piccole stelle luccicanti, e s’interrogava sull’immensa piccolezza del mondo in confronto a un universo infinito. E osservava sulla arida schiena del monte i cespugli odorosi di ginestre, umili e forti, e a loro dedicava il suo ultimo canto.

Da allora, Villa Ferrigni non poté che chiamarsi Villa delle Ginestre.

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