Intervista al musicista campano Vitrone, autore del disco “Nel Momento” di recente uscita per l’etichetta casertana G Records.
Nel momento è il secondo album solista di Vitrone, otto brani di ispirazione cantautoriale che prestano grande attenzione al testo, accompagnati da melodie delicate e malinconiche e arrangiamenti dalle sonorità rock e pop. L’album Nel momento, anticipato dal singolo Respira, pubblicato a novembre 2016, esce il 27 gennaio 2017 per l’etichetta casertana G Records. Nel momento è l’album che consacra la maturità artistica di Vitrone nella sua veste di cantautore solista.
– Nel momento, un titolo impegnativo per un disco. Personalmente lo interpreto a metà tra lo stare in un determinato momento, preciso, della propria vita – che non deve essere necessariamente giusto -, e lo stare all’interno di una realtà più vasta, più grande, magari sociale, ma vista da un punto prettamente individuale, personale. In che momento ti trovi? Sia dal punto di vista umano che musicale.

Effettivamente il titolo è impegnativo, vuole significare tante cose, sicuramente può succedere tante volte nell’arco di una vita di vivere un momento decisivo, oppure più semplicemente assaporare, godere di cose semplici cogliendo l’attimo, oppure come nel caso del brano di apertura, “Respira”, un momento di improvvisa lucidità in cui il flusso delle cose che accadono si interrompe e la realtà si mostra spietata e implacabile. Io mi trovo in un “momento”della mia vita dove inevitabilmente si è costretti a fare un po di conti, nel privato vivo con una discreta serenità, anchè se non abbasso mai la guardia, sono sempre attento ai cambiamenti, mi fanno paura però so che sono inevitabili, li affronto con le piccole armi di cui dispongo. Nella musica vale lo stesso concetto, negli anni ho cercato uno stile a volte minimale, lavoro per sottrazione, specialmente nei testi. Anche nella musica ho cercato di affrontare dei cambiamenti per arrivare a quello che sono oggi.

 
– È un album solista, il “brand” porta il tuo nome, ma agli arrangiamenti hai lavorato con l’intera band. Come mai questa dualità tra singolo e collettivo?

Con l’ingresso nella band 4 anni fa di due nuovi musicisti dotati di grande personalità, e mi riferisco al batterista degli Avion Travel Mimì Ciaramella e al chitarrista Dario Crocetta, inevitabilmente si è messo mano a riarrangiare il repertorio, i pezzi sono cambiati, hanno indossato altri vestiti, così sono nati anche le altre canzoni, spinti da questo moto creativo, alla fine è vero, siamo un collettivo con un suono molto definito che si avverte in tutto l’album. Confrontandoci abbiamo deciso insieme di far uscire l’album sotto il nome di “Vitrone”.

 
– L’idea di base per i vari brani, però, è nata da te. Vero?

Sì, i brani nascono sempre da me, in genere mi rapporto con Gianpiero Cunto, l’altra chitarra che è con me da 12 anni e lavoriamo su una mia idea di testo e poi creo una melodia, ma deve nascere sempre prima il testo, io la penso così.

 
– In attività dal 1984, con diversi progetti, come i NAFTA. Piccole partenze, un album di “esordio”, anche se non sei per niente nuovo sulla scena musicale nostrana, e avevi lavorato già anche da solista. Cosa ti ha lasciato e in cosa differisce da questo nuovo prodotto?

I nafta sono stati una cover band piuttosto atipica, nel senso che i brani che si proponevano venivano riarrangiati, io provengo da un genere distante anni luce se si guarda a quello che faccio oggi, sono stato per anni un musicista rock metal, la mia band di allora, TRB, realizzò degli ottimi lavori ,un disco in Inghilterra e un altro realizzato per l’etichetta fiorentina contempo records. Prima di “Piccole partenze” c’è stato, “Stravagando”, un disco di cantautorato classico che forse non mi apparteneva tanto, ero ancora alla ricerca. Poi il duo VITRONEMALTEMPO e il disco, “Ancora quadri alle pareti”, tante recensioni e tanti premi a cui partecipammo, Musicultura, Premio De Andrè  e Premio Bianca D’Aponte su tutti, poi una collaborazione con Fausto Mesolella. Probabilmente realizzando quell’album ho capito quale doveva essere il mio percorso, così dopo qualche anno è nato “Piccole partenze”,uscito per l’etichetta napoletana Freakhouse con distribuzione Audioglobe, fino ad arrivare ad oggi conil nuovo album.

– Dal punto di vista esistenzialista cosa è cambiato?

Tanto e niente, sicuramente c’è una grande consapevolezza dettata dall’esperienza acquisita negli anni, però ci sono sempre tanti dubbi, incertezze,errori che mi aspettano, ma anche il piacere di vivere la musica, perchè io mi sento un privilegiato e credimi non c’è retorica in quello che dico.

 
– Alla fine i brani nuovi sono cinque su otto. Si parla di anima maggiormente rock – avvertita più nelle sonorità che nell’impostazione vocale -, anche se i brani si mantengono in una bolla abbastanza soft. Ti sarebbe piaciuto spingerti più in là o comunque prevale l’anima da cantautore tipicamente campana?

Quando si parla di rock si parla di attitudine, io credo di esserlo profondamente, nello stesso tempo adoro anche le atmosfere elettroacustiche, diciamo che cerco di far convivere tutte e due le cose. Certo che mi piacerebbe spingermi più in là in futuro, provando però a preservare il linguaggio che ho sviluppato finora. Non so a cosa ti riferisci per cantautore tipicamente campano, io vedo nel movimento cantautoriale campano molte, tantissime sfaccetature, spesso bellissime e interessanti.

 
– Oltre il buio ha una forte valenza sociale. Sinceramente mi è piaciuto molto il brano, più per il lato compositivo che “letterario”. Vorrei chiederti se, a tuo parere, non ci sia il rischio di sfociare nel “populismo” trattando certi temi come l’immigrazione, oramai saturi. Credi che la musica, e una canzone, possa ancora colpire “alla pancia” il pubblico? Anche in quest’epoca di forte indifferenza e grande ipocrisia?

Sono contento che metti l’accento su “Oltre il buio”, brano che io reputo importante, certo il rischio retorica o populismo è sicuramente dietro l’angolo, ma io ho cercato di dare una mia visione dell’accaduto, sottolineando gli aspetti che reputavo importanti. Come al solito il testo è ridotto all’essenziale, ho cercato di descrivere l’azione e il posto dove accade il fatto, non ci sono messaggi se non urlare disperatamente le parole, assenza e indifferenza, poi alla fine credo che un brano ha la sua validità ascoltandolo nella sua interezza, le chitarre, il suono, il groove. In “Oltre il buio” è stato fatto anche un ottimo lavoro di produzione e mix. Alla fine credo che un brano ha ancora la forza di smuovere le coscienze, forse ancora di più se supportato da immagini, non è un caso che stiamo realizzando un videoclip proprio per “Oltre il buio” che sarà il secondo singolo estratto dal disco.
 
– Il ritorno alle origini e la bellezza delle piccole cose si sente molto in Torno al giardino, Il finto Fioraio, Il pendolare. Cosa vuol dire per te tornare alle origini? Ne senti il bisogno?

Certo che sì, se tutti facessero un passo indietro sarebbe sicuramente meglio per tutti. Credo si stia perdendo di vista la vera essenza della vita, io scrivo sotto forma di metafora, come nel caso del finto fioraio, il bisogno delle piccole cose,i  miei figli crescono e scopro che stanno perdendo quell’innocenza di pochi anni prima, così è stato anche per me, così è per tutti. Io come genitore, come uomo ci provo a dare valore alle piccole cose, poi mi scontro con la realtà, con gli oggetti inutili, tutto questo entra a gamba tesa, per fare male, e pensare che tutta questa deriva sociologica, culturale Pasolini la aveva già prevista alla fine degli anni 60.

 
– Ammiri molto Erri De Luca e Andrea De Carlo, li citi in “Nel momento”. Hai letto Due di Due? Suggeriresti un libro del genere, così tanto generazionale, ai nati nel nuovo millennio?

Di Erri de Luca ammiro il suo essere contro, sempre e spesso a giusta ragione,come si può nn amare un uomo che scrive, qui sono piovute le musiche, ognuna stava in grembo a qualche nuvola. Ogni canzone è stata prima scroscio e le sue note gocce, poesia. Di Andrea De Carlo ho letto tanto, a volte anche libri brutti forse gli ultimi. “Di noi tre” è il libro che amo di più, in coabitazione con “Tecniche di seduzione”. Lo suggerirei sicuramente come autore perché i problemi legati alle varie età della vita, che lui affronta nei suoi libri, spesso sono trasversali e appartengono a tutte le generazioni.

 
– Cosa ne pensi della situazione della scrittura e dell’editoria moderna? Anche dal punto di vista “cantautorale” in che “momento” ci troviamo? Siamo ancora nel post-modernismo?

Non saprei cosa risponderti, il mio approccio alla lettura è istintivo, ovvio che ci sono autori che prediligo. Sicuramente c’è un mondo che cambia continuamente, sta crescendo da un po’ di tempo una nuova generazione splendida ma profondamente incompiuta non certamente per sua colpa. Io da genitore, da uomo e da cercatore di parole mi pongo tante domande ma ho una sola certezza: è la prima volta che i giovani stanno peggio dei loro padri. Questo è il “MOMENTO” buio che stiamo vivendo e che mi sembra di percepire nel nostro paese, speriamo che passi.

 
– Progetti futuri? Dove arriverà questo disco?

Ci saranno una serie di presentazioni per supportare l’album,band al completo dove sarà possibile,in formazione ridotta con showcase in giro per librerie e radio, poi a marzo ci sarà l’uscita del nuovo clip, operazione estremamente impegnativa ma bellissima. Vediamo dove ci porteranno le canzoni,  seguiremo il flusso.

Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.

2 pensieri riguardo “Intervista a Vitrone, attraverso i momenti della musica

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