Se non si fa catena, tanto vale abbandonare le speranze

Viaggiando per i territori della regione Campania, spesso si incontrano piccole realtà, comuni anche molto al di sotto dei 3.000 abitanti, il più delle volte caratterizzati da una (almeno apparente) grande vivacità sociale. Simbolo di questa vivacità sono le numerose associazioni attive sul territorio che, oltre alle quasi sempre presenti Pro Loco, operano nei più vari ambiti, organizzando attività ludico-ricreative, iniziative di promozione, momenti di incontro, eventi.

Ciò che potrebbe apparire come un fattore di forte animazione territoriale, di forte impegno sociale degli abitanti della cittadina, è tuttavia, molto spesso, il risultato di divisioni interne alla comunità, aventi anche risvolti politici di varia natura. E’ un fatto: un’associazione, ente che dovrebbe nascere da un gruppo di persone desiderose di perseguire un fine utile al bene comune, può divenire uno strumento nelle mani di pochi, impiegato per affermare gelosie personali o interessi privati. Basti pensare alle tante sagre o manifestazioni eno-gastronomiche organizzate in questi paesi.

Un piccolo comune dell’entroterra campano può arrivare ad ospitare tante manifestazioni quante ve ne sono in un piccolo capoluogo, riuscendo a malapena a nascondere la competizione tra di esse. Pur riconoscendo il valore della diversificazione dell’offerta di eventi, che può rappresentare una motivazione utile a creare attrattività nei confronti di particolari realtà territoriali, essa può trasformarsi in un elemento non positivo se non vi è comunicazione e armonia tra gli organizzatori delle varie iniziative.

Eventi che si sovrappongono, mancata condivisione delle risorse e degli spazi comuni, assenza di programmazione e di comunicazione integrata, sono solo alcuni dei problemi che spesso si riscontrano nelle piccole comunità, che vedono le associazioni organizzatrici delle varie iniziative tramutate in strumenti atti ad alimentare divisioni e contrasti. Sono pochi quei comuni lungimiranti capaci di organizzare un calendario che riporti le tante attività messe in campo dagli enti locali, rendendone così più facile la divulgazione, e ancora meno quelli capaci di far convergere le tante energie presenti sul territorio verso progetti condivisi. E spesso la colpa di ciò ricade sulle amministrazioni, le quali in verità possono far ben poco se si trovano ad operare in un territorio già diviso. L’associazionismo dovrebbe essere fonte di aggregazione e di inclusione, sociale e culturale, un movimento in grado di creare rete tra le varie realtà che lo compongono.

E’ necessario, quindi, coltivare una visione comune che consenta di seguire un percorso condiviso, pur tutelando la diversità e le specificità di ogni singola associazione. Una visione di non sempre facile realizzazione, ma che rappresenta una strada imprescindibile per il futuro della nostra terra.