La riapertura della storica tratta ferroviaria Avellino – Rocchetta Sant’Antonio darà, in estate, alle aree interne della nostra regione vitalità e turismo. Ma sarà così anche dopo l’estate?

È di recente diffusione, con tanto di squilli di trombe e battito di grancassa, della riapertura, per fini turistici, della storica tratta ferroviaria Avellino – Rocchetta Sant’Antonio, la quale attraversa alcuni dei luoghi più belli della provincia irpina. Politici, rappresentanti delle istituzioni, associazioni locali, persone comuni, si sono riversati a salutare il nuovo arrivo del treno in stazioni un tempo abbandonate, che di lì a poco ci si aspetta brulicheranno di turisti desiderosi di scoprire le tante meraviglie delle aree interne della nostra regione. Tutto è pronto, riparte il treno, riparte lo sviluppo, siamo pronti ad accogliere i visitatori, trasformando la loro presenza in volano per il rilancio dell’economia locale.

Un momento, siamo pronti davvero? Analizziamo la situazione.

Il treno storico è un mezzo interessante, coinvolgente, capace potenzialmente di attrarre l’interesse dei visitatori. Ma una volta che questi sono arrivati nelle stazioni un tempo dismesse, cosa succede? Non succede proprio niente. Le suddette stazioni sono, il più delle volte, distanti svariati kilometri dai centri abitati o dalle altre attrazioni storico-culturali locali e pare che nessuno, finora, abbia pensato di collegarle con navette, calessi, animali da soma o simili. Risulta difficile far conoscere così il territorio a chi arriva con lo storico treno. Una possibile soluzione: portiamo il territorio nelle stazioni. Prodotti eno-gastronomici, momenti di animazione folkloristica, canti, balli e tarantelle accoglieranno chi scende dal treno. Si può fare, anche con discreti risultati. I costi logistici, l’organizzazione, le attività di comunicazione e promozione delle iniziative rappresentano tuttavia un bello scoglio da superare.

Difficile, dunque, rendere continue nel tempo tali azioni. La corsa in treno, con i relativi annessi e connessi, diverrà quindi l’ennesimo evento, magari riuscito, ma capace solo di essere un bel momento fine a sé stesso, incapace, invece, di dare un concreto e sostanziale impulso al territorio. E di eventi, soprattutto di quelli estivi, ne abbiamo abbastanza. Possono essere una parte della soluzione, ma non tutta la soluzione. Le aree interne non possono vivere solo d’estate. Il deserto in cui vanno drammaticamente incontro, non può essere fermato lavorando tre mesi l’anno. Non siamo un’isola caraibica (e anche loro comunque lavorano tutto l’anno). Va bene il treno, vanno bene gli eventi, ma occorre una seria definizione dell’offerta turistica locale e una promozione continua della stessa. Solo un marketing territoriale strutturato, abbinato ad una puntuale formazione sulla cultura dell’accoglienza, può rappresentare un veicolo davvero significativo per il rilancio delle aree interne in chiave turistica. I proclami dei vari “masanielli” locali, dei pomposi amministratori delle varie realtà, dei presidenti delle tante associazioni di varia estrazione stanno a zero. Senza un lavoro puntuale e professionale, in controtendenza alle iniziative mordi e fuggi, siano esse organizzate su strada ferrata o no, non c’è possibilità per il nostro futuro. Quest’estate forse riusciremo a prendere il treno, ma il resto dell’anno, molto probabilmente, resteremo a piedi.

Giovane dall’età indefinita, da oltre 10 anni nel mondo della comunicazione. Una Laurea, un Master, giornalista, scrittore, esperto di eno-gastronomia e della Campania, allenatore di Karate. E’ il creatore e direttore del Museo dei Castelli di Casalbore (AV), attività che gli ha valso il soprannome di “Signore dei Castelli”. Vincitore di vari premi nel mondo della pubblicità e della cultura. Testa proiettata nel futuro e piedi saldamente ancorati alla propria terra, il suo motto è “Si può fare!”.

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