Dedicata ai furbi che ci lasciano indignati, e anche un po’ invidiosi

Tiene banco sulla maggioranza degli organi di informazione la notizia di un dipendente assenteista del Loreto Mare scoperto ad esercitare la professione di chef, invece di occupare il suo posto di lavoro presso l’azienda sanitaria. E con lui anche molte altre persone sono state indagate per violazioni analoghe.

E una volta tanto il cittadino è davvero giustificato nel suo scandalizzarsi e indignarsi: si tratta di soldi pubblici, i suoi soldi, di fatto spesi impropriamente per dare uno stipendio a chi di certo non lo merita. Eppure, in fondo all’animo del cittadino fa capolino un altro sentimento, oltre all’indignazione, un sentimento davvero insospettabile, o forse no? Si tratta dell’invidia.

Perché se una cosa ci hanno insegnato gli anni di berlusconismo spinto cui siamo stati sottoposti è che tutti odiamo chi fa il furbo, ma al contempo tutti vorremmo essere come quel qualcuno. Il cittadino giustamente si arrabbia, ma per un momento non può far a meno di pensare “però anche io lo farei”. Perché il miraggio del posto fisso, meglio se di natura pubblica, noi italiani lo abbiamo dentro e se i vantaggi derivanti da quel posto di lavoro possono essere utilizzati al meglio per fare i nostri comodi, siano essi giocare a tennis o fare la spesa, o coltivare il sogno di diventare il nuovo Masterchef italiano, di certo non ci tiriamo indietro. E questa triste verità è avvalorata dalle ancor più tristi dichiarazioni di un altro degli indagati del Loreto Mare, il medico che intervistato dichiara: “Meglio furbetto del cartellino che lavora bene piuttosto uno che non fa niente”.

Come se usare la furbizia per aggirare le regole e i propri doveri fosse un punto di merito. E intanto a farne le spese è proprio quel cittadino indignato e un po’ invidioso, che sa quel comportamento è sbagliato, ma vorrebbe comunque provare a praticarlo. Perché magari lui non si farà di certo scoprire. In fondo siamo tutti un po’ furbetti.

Giovane dall'età indefinita, da oltre 10 anni nel mondo della comunicazione. Una Laurea, un Master, giornalista, scrittore, esperto di eno-gastronomia e della Campania, allenatore di Karate. E' il creatore e direttore del Museo dei Castelli di Casalbore (AV), attività che gli ha valso il soprannome di "Signore dei Castelli". Vincitore di vari premi nel mondo della pubblicità e della cultura. Testa proiettata nel futuro e piedi saldamente ancorati alla propria terra, il suo motto è "Si può fare!".

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