Uno sguardo indietro per affrontare il problema con lo spirito giusto.

Continua a tenere banco, nelle quotidiane discussioni mediatiche o da bar, la “questione migranti”, con illustri o meno opinionisti e politicanti che si affannano a dire la loro su di un problema che forse poco capiscono, o che forse, semplicemente, andrebbe visto con occhi diversi.

Guerra, fame, malattia, sono le motivazioni reali che spingono ondate di genti a riversarsi verso la vecchia Europa che, al di là dei possibili e reali problemi legati all’accoglienza e all’integrazione di popoli diversi per cultura, usi e costumi, pare aver dimenticato la sua origine. Frutto anch’essa di flussi migratori ancestrali. E ciò vale ancora di più per l’Italia.

Posta al centro del Mediterraneo, punto d’incontro di tre continenti, la penisola italiana ha visto la costante presenza di correnti migratorie di popolazione fin dai tempi preistorici. All’incirca a partire dal 2000 a. C. giunsero, con un movimento “a tenaglia” da nord e da sud distanziato nel tempo, i grandi flussi di popolazione di lingua indoeuropea che formarono le varie popolazioni italiche. In epoca storica si collocano le prime immigrazioni celtiche (VI-IV sec. a. C.) che contrastarono la colonizzazione etrusca dell’Italia settentrionale. Inoltre comunità fenicie si attestarono nelle stazioni commerciali di Sardegna e Sicilia. Successivamente si affermarono in Italia meridionale le colonie greche, originate in un primo tempo da autonomi flussi di popolazione agricola e proseguite nell’età classica da stanziamenti organizzati sotto l’egida delle città elleniche, che dettero luogo alla formazione di un tessuto urbano nella cosiddetta Magna Grecia. E dopo i Romani, i flussi migratori continuarono con le popolazioni germaniche, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, popoli dell’est.

In particolare, la nostra regione, la Campania, è stata più volte al centro di questi grandi flussi migratori e Napoli è da sempre considerata capitale dell’accoglienza, proprio per il sincretismo che genti di tutto il mondo hanno saputo creare nelle sue strade e quartieri. Ancora una volta, quindi, occorrerebbe rivolgere uno sguardo al passato, per trovare, se non soluzioni, almeno lo spirito adeguato ad affrontare la situazione odierna. La Campania e i campani in questo possono essere d’esempio, promuovendo il diffondersi di una visione che conduca allo sviluppo di ricette capaci di coniugare le necessità contingenti con la solidarietà che da sempre contraddistingue il nostro popolo.

Un pensiero riguardo “Migranti: che il passato ci sia d’aiuto

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