Dove si dirige l’informazione culturale nell’epoca del web

Una piccola delegazione di Terre di Campania, me compreso, è stata presente, nel week-end tra il 13 e il 15 maggio, al Salone Internazionale Del Libro di Torino, con lo scopo di allargare la propria cerchia di contatti nel mondo dell’editoria, della cultura e dell’informazione in generale. Tra i vari incontri e dibattiti a cui abbiamo assistito, con lo spirito di chi si muove tra i padiglioni del Lingotto d’oro, non unicamente per comprare libri, bensì per restare in contatto e conoscere in anteprima le discussioni e i temi che si svolgeranno nei prossimi mesi riguardanti il panorama culturale italiano, uno ha attratto in modo particolare la nostra attenzione.

“Dove si dirige l’informazione culturale oggi”

Titolo importante, per un tema sempre più delicato. In un momento storico dove fare informazione sembra essere una possibilità alla portata di tutti, in cui la rete ha dato il “potere” ad ognuno di diventare opinionista ed esperto in ogni campo, l’informazione culturale ne risente pesantemente non riuscendo a trovare un centro, solido, a cui appigliarsi. La superficialità delle notizie trattate, la mancanza di approfondimenti e di verifica delle fonti, la scarsa conoscenza e la ancora più scarsa mancanza di competenze fa sì che una schiera, quasi infinita, di notizie vane, poco più che semplici curiosità, prenda vita e si diffonda sul mezzo “rete”. Tale fenomeno, legato strettamente al mondo dei nuovi media, in concomitanza con l’uso eccessivo che gli utenti fanno dei loro dispositivi di rete, determinando un collegamento on-line quasi perenne, fa si che ogni fruitore di notizie, dopo essersi “aggiornato” sugli ultimi avvenimenti, risulti più confuso e impoverito di prima.

Ma questo è un fatto risaputo, storia già vissuta, cronaca già scritta, che non fa altro che dipingere fedelmente un quadro sociale e culturale, generale con tonalità ben definite. Le sfumature su cui voglio porre l’attenzione in questo scritto sono due, anch’esse ben precise. Citando un pensiero precedente, non per vanità, ma per evitare di riformulare in maniera errata un’elaborazione già completa:

Non esiste più l’informazione culturale.
Non esiste più per due motivi fondamentali che, se analizzati in modo serio e approfondito, portano alla comprensione di un fenomeno quanto mai spaventoso e triste. Il primo motivo proviene da una riflessione espressa da Nicola Lagioia: “Non esistono più figure culturali capaci di andare controtendenza, di dire la propria anche se in contrasto con la linea editoriale, politica e sociale, delle “piattaforme” dove tali intellettuali esprimono le proprie opinioni”. In tale modo si crea una sorta di omologazione dilagante e un movimento di accondiscendenza che cresce esponenzialmente in rapporto alle parole vane e ripetitive che gli addetti alla cultura divulgano con leggerezza. Il secondo motivo proviene da una riflessione di Piero Dorfles: “Il problema dell’informazione culturale sta nel fatto che i fruitori dell’informazione cercano la stessa unicamente nella rete, e ancora, cercano unicamente ciò che già conoscono, di conseguenza non ricevono mai una vera informazione”. In tale modo muore la curiosità, la stimolazione alla scoperta, la crescita personale e l’apertura mentale.
Non esiste più l’informazione culturale.
Esiste l’informazione superficiale e la cultura muta.

Due riflessioni, due spunti, che invitano fortemente ad un cambio di direzione: c’è la necessità di creare informazione culturale di qualità, controtendenza, genuina e che sappia creare dialogo, confronto, discussione costruttiva. C’è bisogno di personalità forti che non abbiano paura di aprir bocca e di dir la propria opinione, anche se scomoda, lasciando che la penna vomiti il giusto fiume di parole. C’è bisogno di incuriosire, di stimolare l’utenza con azioni concrete, forti, che scuotano le menti e creino dei circuiti di scambio propositivi e positivi. C’è bisogno di creare rete, non web, ma sociale, perché senza una catena sociale (citando Leopardi), la catena web rimane fine a se stessa.

Se qualcuno non comincerà, un passo alla volta, lo faremo noi. Come già facciamo da oltre cinque anni a questa parte.

 

Un pensiero riguardo “È necessario creare informazione culturale?

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