C’è bisogno di valorizzare il territorio non solo durante l’evento o la sagra di punta, ma 365 giorni l’anno

Col Carnevale e le tradizioni pasquali dei vari territori campani e non solo riprendono le iniziative tese a valorizzare cultura, storia e tradizioni locali. Iniziative che, come avviene da molti anni, avranno il loro naturale culmine nel periodo estivo con il sempre crescente calendario di sagre, eventi gastronomici, manifestazioni culturali di vario genere. Turisti si muoveranno, popolazioni intere saranno coinvolte, amministrazioni e organizzazioni saranno mobilitate, risorse saranno impiegate. L’evento sarà un successo, la stampa locale ne parlerà, magari la Regione lo renderà beneficiario di un finanziamento che conferirà visibilità anche al di là dei confini campani, lo spirito della comunità si desterà per l’occasione, i luoghi simbolo del paese saranno finalmente aperti al pubblico, si farà festa e si penserà a progetti futuri.

E il giorno dopo? Buio.

Le piazze saranno ripulite, i turisti se ne andranno, i luoghi prima vivaci torneranno alla vita di sempre. E i successivi mesi si trascorreranno alle prese con una dolce inedia, in cui al massimo ci si lamenterà del fatto che, in un piccolo borgo dell’entroterra campano non succede mai niente e nessun visitatore arriva mai. È questo il risultato di una politica di valorizzazione territoriale, se così può essere definita, incentrata solo sulla promozione di uno o più specifici eventi, a volte pomposamente presentati come “potenziali attrattori turistici”, ma che risulta incapace di guardare al domani.

Magari il programma pensato per un evento e le azioni di comunicazione implementate per promuoverlo ottengono anche discreti risultati. Magari riescono effettivamente a creare movimento turistico sul territorio. Ciò non riesce quasi mai, tuttavia, a tradursi nella generazione di un flusso di visitatori continuo e prolungato.

Dopo il periodo estivo, i borghi e i paesi vestiti a festa, tornano a chiudere le porte dei loro beni. Castelli, musei, scavi archeologici risultano difficilissimi da visitare e la loro esistenza, comunicata solo come “contorno” dell’evento, viene quasi dimenticata. I volontari e tutte le persone impegnate nell’organizzazione degli eventi scompaiono, non vi è nessuno che sia interessato ad accogliere un visitatore domenicale fuori stagione. Le amministrazioni, una volta esauriti i contributi per feste e sagre, non si impegnano a spronare i giovani a formarsi e impegnarsi nella costruzione di opportunità che potrebbero rappresentare anche occasioni di lavoro. Azioni semplici, come rispondere alla telefonata di un possibile visitatore interessato ad avere informazioni su come raggiungere un determinato luogo, diventano pura utopia. Non resta che lamentarsi, in attesa della prossima festa.

 

 

 

Giovane dall'età indefinita, da oltre 10 anni nel mondo della comunicazione. Una Laurea, un Master, giornalista, scrittore, esperto di eno-gastronomia e della Campania, allenatore di Karate. E' il creatore e direttore del Museo dei Castelli di Casalbore (AV), attività che gli ha valso il soprannome di "Signore dei Castelli". Vincitore di vari premi nel mondo della pubblicità e della cultura. Testa proiettata nel futuro e piedi saldamente ancorati alla propria terra, il suo motto è "Si può fare!".

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